Studio ugandese: gli scimpanzé applicano insetti sulle ferite — cosa significa davvero per la cura nel regno animale

Una cosa è leggere di scimpanzé che usano foglie per pulirsi o che si tolgono i lacci da trappole. Un’altra è osservare individui che catturano insetti volanti, li immobilizzano e li premono su ferite aperte. Il nuovo studio condotto in Uganda documenta proprio questo comportamento: scimpanzé che applicano insetti alle loro ferite. Non è un racconto antropomorfo né un gossip scientifico — è ricerca sul campo pubblicata su Scientific Reports che allarga il perimetro delle capacità comportamentali dei nostri cugini primati.

Che cosa è stato osservato

Nel parco nazionale di Kibale, gli autori hanno filmato e descritto alcuni eventi in cui giovani scimpanzé catturavano piccoli insetti, li tenevano tra le labbra o tra le dita e poi li premevano direttamente sulle lesioni della pelle. In cinque occasioni il comportamento era auto-diretto e in un caso l’insetto è stato applicato alla ferita di un altro individuo. I movimenti non sembrano casuali: c’è un ordine nelle azioni, una ripetizione e, in alcuni momenti, una curiosità osservabile negli altri membri del gruppo.

Perché questo non è solo un fatto curioso

Il punto non è la novità intellettuale di una scimmia che tenta qualcosa di pratico. Il fatto cruciale è che l’atto combina manipolazione, attenzione alla ferita e, talvolta, cura verso un conspecifico. Se guardiamo alle definizioni di comportamento prosociale e di medicazione animale, qui troviamo diversi elementi che meritano di essere studiati con calma: selettività dell’insetto, ricorrenza del gesto, e la presenza di un contesto sociale che lo rende osservabile e forse trasmissibile.

Non senza scetticismo

Non sto dicendo che gli scimpanzé abbiano scoperto la farmacopea. Alcuni insetti producono sostanze antibatteriche o antinfiammatorie. Ma la ricerca non ha ancora dimostrato che queste applicazioni accelerino la guarigione o riducano le infezioni. Le evidenze finora sono descrittive e limitate a poche osservazioni filmate. In altre parole, il comportamento c’è; il meccanismo e il valore medico restano da chiarire.

Un commento dell’autrice principale

Kayla Kolff, ricercatrice presso il Comparative BioCognition, Institute of Cognitive Science, Osnabrück University: “Abbiamo documentato eventi che seguono una sequenza consistente: cattura dell’insetto, immobilizzazione e applicazione sulla ferita. Questi gesti compaiono in più individui e in più episodi, e includono casi di applicazione ad altri. Questo apre domande sulla trasmissione sociale e sul possibile ruolo prosociale di tali azioni”.

Perché mi interessa — e perché dovrebbe interessare anche te

Da giornalista e osservatore di pratiche alimentari e domestiche, trovo affascinante che la soluzione a un problema biologico possa emergere in modi che non seguono la nostra logica lineare. Gli scimpanzé non hanno un laboratorio né un dizionario di rimedi. Hanno però esperienza di ferite, di insetti e di relazioni sociali. Questo mix che vediamo sul campo ha implicazioni profonde: la cura non è necessariamente frutto di una teoria ma di tentativi ripetuti, apprendimento sociale e forse fortuna. Questo cambia il racconto tradizionale secondo cui la medicina nasce solo da ragionamenti astratti: a volte nasce dall’esperienza grezza e dal tentativo.

Riflessione personale

Ho visto abbastanza studi etologici per intuire quando un risultato è provocatorio e quando è ancora solo un indizio. Qui c’è qualche cosa di provocatorio: la ripetizione della sequenza e il caso di applicazione su un altro individuo non sono banali. Allo stesso tempo è facile forzare letture romantiche: non dobbiamo trasformare ogni gesto osservato in un progenitore dei comportamenti umani complessi. La prudenza non equivale a indifferenza; significa però che voglio più dati prima di cambiare le storie che racconto sui nostri antenati e sui comportamenti sociali.

Che ipotesi nascono da queste osservazioni

Gli autori propongono tre linee di ricerca: la selettività dell’insetto, l’apprendimento sociale e la prosocialità. Ritengo valida la proposta di studiare l’identità degli insetti usati e il loro potenziale chimico. È possibile che gli scimpanzé non scelgano insetti per proprietà chimiche specifiche ma per dimensioni, consistenza o colorazione. Un’altra strada è capire se i giovani imparano osservando adulti oppure sperimentano individualmente. Infine c’è la domanda politica e morale: siamo pronti a interpretare qualche gesto come atto altruistico o preferiamo considerarlo opportunità sociale o strategia di alleanza?

Una frase che non cala ogni problema

Qualcuno potrebbe obiettare che vedere una scimmia premere un insetto su una ferita è un po’ come vedere un artigiano con gli strumenti disposti: storytelling facile. Non nego che la narrativa sia potente. Dico solo che la ricerca sul campo, ripetuta e aperta, è il modo per separare l’istinto narrativo dalla realtà empirica.

Cosa fare dopo — senza fretta

I prossimi passi sensati sono due: più osservazioni in popolazioni diverse e indagini chimiche sugli insetti coinvolti. Se lo stesso comportamento appare in popolazioni distanti e con lo stesso dettaglio sequenziale, la probabilità che si tratti di un comportamento spontaneo e significativo sale. Parallelamente va testata la composizione delle secrezioni degli insetti trovati sui tessuti. Ripeto: questo non è dire che gli insetti guariscano ma serve per capire se c’è una plausibilità biochimica dietro il gesto.

Implicazioni più ampie

Questo genere di studio riscrive in parte la nostra narrativa sull’origine della cura. La cura potrebbe essere emersa in molteplici modi: per caso, per tentativo, per apprendimento sociale. La piccola azione di un insetto premuto contro una ferita diventa allora una lente: attraverso di essa possiamo osservare processi cognitivi, sociali e culturali in azione. Per chi lavora con animali, conservazione o antropologia, è un invito a osservare con maggior attenzione e con meno pregiudizi.

Tabella riassuntiva

Elemento Sintesi
Luogo Kibale National Park, Uganda
Comportamento Applicazione di insetti volanti su ferite aperte
Frequenza osservata Cinque eventi auto-diretti, un evento rivolto ad altro
Ipotesi Selettività dell’insetto, trasmissione sociale, prosocialità
Prossimi passi Più filmati, analisi chimiche, studi comparativi

Domande frequenti

Gli scimpanzé hanno trovato una cura naturale?

Non ci sono prove definitive che l’applicazione di insetti acceleri la guarigione o riduca le infezioni. Quello che esiste sono osservazioni dettagliate che descrivono una sequenza comportamentale ripetuta. Per stabilire un nesso causale servono studi che confrontino esiti di ferite trattate e non trattate e analisi chimiche sulle secrezioni degli insetti.

È un comportamento raro o diffuso?

Fino a poco tempo fa questo tipo di comportamento era documentato solo in una popolazione in Gabon. Lo studio ugandese dimostra che non è esclusivo di una singola popolazione. Tuttavia al momento le osservazioni restano poche e occorrono più dati per valutare la diffusione geografica e la frequenza temporale.

Gli scimpanzé imparano questo gesto da altri?

Gli autori suggeriscono la possibilità di trasmissione sociale ma i dati non sono sufficienti per confermarlo. Alcuni elementi di contesto, come la presenza di osservatori durante le applicazioni, fanno pensare che l’osservazione possa favorire l’apprendimento, ma è ancora presto per dirlo con certezza.

Questo comportamento cambia il modo in cui dovremmo proteggere gli scimpanzé?

La scoperta sottolinea l’importanza di preservare popolazioni selvatiche per studiare comportamenti rari e culturalmente significativi. Proteggere gli habitat permette di documentare pratiche comportamentali che, se perse, non potranno essere ricostruite. Le implicazioni pratiche per la conservazione sono quindi rilevanti, anche se complesse.

Possiamo trarre insegnamenti per la medicina umana?

È intrigante considerare come l’osservazione animale abbia guidato scoperte mediche in passato. Oggi però è prematuro trarre conclusioni pratiche. Le osservazioni offrono piste di ricerca, non ricette pronte per l’uso umano.

La storia non è chiusa. I video, le descrizioni e le riflessioni che questi scienziati hanno messo insieme ci consegnano un’immagine viva di pratica e socialità. Se hai voglia di continuare a leggere, i prossimi studi potrebbero sorprenderci ancora. Oppure no. E anche quello sarebbe interessante.

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