Gli esperti dicono che la regola dei 19°C è obsoleta — ecco la temperatura ideale per comfort e risparmio

Per anni abbiamo vissuto sottomessi a un numero: 19°C. Un mantra ripetuto nelle campagne energetiche, nelle conversazioni domestiche e persino nei promemoria delle bollette. Oggi quel numero comincia a perdere autorità. Non perché sia un errore matematico, ma perché il contesto è cambiato: case più isolate, modalità di vita diverse, sistemi di riscaldamento intelligenti e una diversa attenzione alla salute quotidiana. In questo articolo provo a spiegare perché la “regola dei 19°C” è ormai datata e quale approccio adottare al suo posto, con opinioni forti, osservazioni pratiche e qualche pennellata personale.

Perché 19°C ha regnato — e perché non basta più

La diffusione del consiglio di mantenere la casa a 19°C ha radici pratiche: nasceva come compromesso tra riduzione dei consumi e ‘sopportabilità’ del freddo in un’epoca in cui gli edifici disperdevano calore come se fosse acqua da un colabrodo. Fu semplice, facile da comunicare e rispondeva a una necessità energetica reale. Ma le case odierne non sono quelle di allora, così come non lo sono le abitudini: smart working, più elettronica sempre accesa, e famiglie che passano molte più ore in salotto o a casa, soprattutto nei mesi freddi.

Il corpo, il tempo e l’ambiente domestico

Non si tratta solo di numeri sul termostato. La sensazione di comfort è il prodotto di molti elementi: temperatura dell’aria, umidità, velocità dell’aria, fattore di radiazione dalle superfici e le attività svolte. Un salotto ben isolato con il sole che entra dalle finestre può sembrare più caldo di quanto indichi il termostato; un corridoio freddo invece ti farà rabbrividire anche se il termostato dice 19°C. Le implicazioni pratiche sono semplici: un singolo valore fisso non è sufficiente per rappresentare la complessità di una casa contemporanea.

Qual è allora la temperatura ideale?

Gli esperti stanno passando da un’idea ‘rigida’ a una ‘banda di comfort’. Per molte abitazioni moderne il punto centrale si è spostato attorno a 20–21°C per le aree principali dove si vive e si lavora. Questo non è un invito a scaldare la casa come una serra: è piuttosto il riconoscimento che una differenza di un grado può cambiare significativamente la percezione del benessere quando si trascorrono molte ore fermi, per esempio al computer o sul divano.

Nick Barber, energy consultant, Independent Energy Consultancy: “La raccomandazione dei 19°C è nata come misura di emergenza, non come standard di benessere. Oggi le abitazioni e i controlli di riscaldamento sono cambiati: servono soluzioni flessibili, non dogmi numerici.”

Questa osservazione vale come linea guida: non cedete alle percentuali maniacali, ma non abbiate nemmeno paura ad aggiustare di poco. È una questione di contesto: chi ha soggetti fragili in casa, anziani o neonati, avrà necessità di temperature più alte e costanti; chi vive in un monolocale con buona inerzia termica potrebbe tollerare oscillazioni maggiori.

Riscaldare con testa: la banda, non il singolo numero

Proponendo una sintetica regola pratica: puntare a una banda di comfort per le zone giorno tra circa 19.5°C e 21°C, mentre per camere da letto e stanze poco usate scendere verso 16.5°C–18.5°C durante la notte o quando sono vuote. Questa scelta tiene conto del sonno, delle attività e dell’efficienza dei moderni sistemi di climatizzazione e pompe di calore. Ripeto: banda, non dogma.

Perché alzare di mezzo grado può anche far risparmiare

È paradossale ma vero: mantenere una temperatura costante e ragionata può ridurre gli sprechi rispetto a un regime di continue accensioni e spegnimenti che costringono l’impianto a lavorare più intensamente. Nei sistemi moderni, frequenti cicli on/off peggiorano l’efficienza e aumentano l’usura. Un piccolo aumento stabile del set point nelle ore di presenza può evitare l’uso di riscaldamenti elettrici di integrazione e migliorare la sensazione termica complessiva, evitando comportamenti reattivi che finiscono col far salire i consumi.

L’umidità conta (e molto)

Spesso trascuriamo il ruolo dell’umidità. Un’aria troppo secca a 21°C può risultare meno confortevole di una a 19°C con umidità ottimale. Gestire la ventilazione, asciugare il bucato in modo corretto e usare estrattori in bagno e cucina evita condense e riduce il rischio di muffe, che sono poi il vero problema sanitario nelle case mal gestite. Insomma, la temperatura è importante, ma non vive da sola.

Consigli pratici — con un tono meno accademico

Non posso resistere a qualche suggerimento concreto: regolate diverse zone della casa, usate termostati programmabili e sfruttate le fasce orarie. Se lavorate da casa, create microclimi: un riscaldatore per la postazione non è la soluzione migliore, ma un buon isolamento alla scrivania e una piccola correzione sul termostato della stanza sì. Ridurre i ponti termici, isolare tappeti e tende pesanti può cambiare la sensazione di molti gradi senza toccare la caldaia.

Questo è anche un punto culturale: l’idea che sia virtuoso soffrire un po’ il freddo è romantica ma spesso inutile, persino controproducente. I simboli di austerità energetica non devono trasformarsi in adozione di pratiche che peggiorano la qualità della vita, soprattutto per chi ha necessità particolari.

Quali errori evitare

Ignorare l’inerzia domestica e giocare al riscaldamento estremo sono due errori ricorrenti. Alzare il termostato di molti gradi quando si rientra da una giornata fredda è uno di quei gesti che sembra logico ma è inefficiente. Allo stesso modo, non considerare le differenze fra stanze e persone porta a scelte mediocri che alla fine pesano nella bolletta e nella salute.

Un avvertimento personale

Non vi darò una formula magica. Ogni casa è un ecosistema. La cosa sensata è misurare: provate, annotate, osservate come reagiscono le stanze. La pazienza paga. Anche una piccola sperimentazione personale, fatta con criterio, produce risultati migliori di qualunque regola imposta dall’alto.

Tabella riassuntiva

Spazio Banda consigliata Note pratiche
Zona giorno principale 19.5°C–21°C Comfort per chi sta fermo; evita accensioni frequenti
Camere da letto 16.5°C–18.5°C Temperatura notturna consigliata, a seconda di sensibilità
Stanze poco usate 13°C–17°C Mantenere minimi anti-condensa; evitare zero assoluto
Persone vulnerabili 20°C–22°C Over-ride ragionevole per anziani e neonati

FAQ

1. Perché gli esperti dicono che 19°C è ormai obsoleto?

Perché la raccomandazione nasceva in un contesto storico diverso: case meno isolate, comportamenti diversi e tecnologie di riscaldamento diverse. Oggi si preferisce parlare di fasce di comfort adattate alle specificità dell’abitazione e delle persone che la vivono, piuttosto che fissare un unico numero universale.

2. Aumentare di un grado il termostato farà lievitare i consumi?

Non necessariamente. Se l’aumento è gestito con criterio e porta a un funzionamento più stabile dell’impianto, si possono ridurre cicli on/off inefficaci. Il rapporto tra temperatura e consumo dipende da isolamento, modalità di controllo e dai comportamenti di utilizzo.

3. Come si concilia comfort e sostenibilità?

Con scelte mirate: migliorare l’isolamento, gestire le zone, usare la programmazione e la domotica quando possibile, e mantenere livelli di umidità adeguati per evitare problemi di muffa. Sostenibilità non significa freddo per principio, ma efficienza e buon senso operativo.

4. La temperatura ideale è uguale per tutti i membri della famiglia?

No. Differenze di età, stato di salute e attività influenzano la percezione del caldo e del freddo. Per questo la strategia più pratica è differenziare gli ambienti e adottare soluzioni puntuali quando necessario.

5. Vale la pena investire in un termostato smart?

Può valerne la pena perché aiuta a gestire meglio gli orari e le zone, riducendo sprechi. Però la tecnologia non sostituisce l’isolamento: i due interventi funzionano meglio insieme.

Se qualcosa qui suona incompleto, è voluto: riscaldare è un’arte di aggiustamenti, non una scienza di numeri fissi. Provate, osservate e regolate: la vostra casa vi dirà cosa funziona davvero.

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