C’è qualcosa di irritantemente vero in quella sensazione che molte persone nate o cresciute negli anni 60 e 70 sopportino la noia in modo diverso. Non è solo nostalgia, né è una vetrina per lodi facili ai cosiddetti tempi d’oro. È un mix di pratiche quotidiane, contesti culturali e piccoli esercizi di sopravvivenza mentale che si sono sedimentati nella vita di una generazione. In questo pezzo provo a raccontarlo senza semplificare, mescolando osservazioni personali, opinioni secche e qualche riferimento scientifico.
La noia come ambiente di addestramento
Quando parliamo di why people from the ’60s and ’70s tolerate boredom better than most non stiamo solo citando un fatto. Stiamo indicando un’abitudine, quasi un temperamento sociale. La noia, per molte persone di quelle coorti, non era un nemico da aggirare ma uno spazio neutro in cui imparare ad aspettare, costruire, aggiustare. La pazienza era pratica, non retorica.
Tempo non riempito ma trasformato
Negli anni 60 e 70 il tempo libero raramente era consumato in microstimoli continui. Senza flussi di intrattenimento istantaneo le poche ore vuote diventavano terreno per fare cose concrete: riparare un oggetto, leggere un libro scelto per caso, avviare discussioni che occupavano la testa per giorni. Conosco persone che, di fronte all’attesa, semplicemente si mettevano a creare qualcosa di piccolo e utile. Non era sempre eroico. Era spesso necessario.
Le radici sociali della tolleranza all’attesa
Il contesto conta. Crescere in un’epoca con meno servizi on demand e meno distrazioni digitali significa esercitare abilità che oggi tendiamo a considerare innate: concentrazione prolungata, capacità di attendere una gratificazione differita, resilienza di fronte alla monotonia. Non sto dicendo che fosse migliore. Sto dicendo che era diverso e che quella differenza ha prodotto alcune competenze pratiche.
Prof. Alessandro Moretti Professore di Psicologia all Università di Bologna La capacità di tollerare la noia non è un tratto magico ereditato ma il risultato di pratiche ripetute e di opportunità di auto regolazione presenti durante l infanzia e l adolescenza.
Questa citazione non è una celebrazione del passato. È un invito a guardare alle pratiche che plasmano la mente. Se la disponibilità continua di stimoli scolpisce la soglia dell’attenzione, il contrario la modella in modi diversi.
Microcompiti e autonomia
Un altro aspetto è la responsabilità affidata presto. Portare la spesa, imparare a usare attrezzi, fare la manutenzione di ciò che si possiede: tutte attività che richiedono noia paziente e attenzione ripetuta. Non è che la generazione precedente non si annoiasse. Si annoiava e imparava a trasformare quella sensazione in qualcosa di produttivo, anche se il prodotto era un’abilità di sopportazione.
La tecnologia non è solo una distrazione
È facile dipingere il panorama attuale come una foresta di tentazioni elettroniche che uccidono la noia. C’è verità in questo. Allo stesso tempo però la tecnologia ha creato nuove forme di attenzione sostenuta e nuove capacità di multitasking. Non sono qui per schierarmi, sono qui per notare un fatto: la soglia di tolleranza alla noia dipende tanto dallo spazio in cui si è allenati quanto da quello in cui si vive oggi.
La rapidità della gratificazione e l’erosione del tempo di attesa
Consegne veloci, streaming immediato, notifiche: tutto riduce l’attrito tra desiderio e soddisfazione. Per chi è cresciuto dove l’attrito era più alto, la frustrazione non è necessariamente esaurimento. Spesso è capacità di ritualizzare l’attesa. Questo non rende la persona più saggia o più virtuosa. La rende diversa nella gestione degli impulsi.
Qualche testimonianza personale e dolore onesto
Mi capita di parlare con amici nati a cavallo tra i 60 e i 70 e sentire frasi come non c era tutto quel rumore o imparavo a fare le cose perché non avevo alternative. C’è però anche un lato meno patinato: molte di quelle persone hanno subito condizioni difficili che hanno richiesto durezza d animo. La tolleranza alla noia può coesistere con rigidità mentale, con scarso spazio per la curiosità emotiva. Non è sempre una conquista.
Non idealizzare il passato
Credere che gli anni 60 e 70 siano la culla della resilienza morale è una semplificazione pericolosa. Quelle decadi avevano limiti e ingiustizie, ma produsse anche abitudini quotidiane che oggi funzionano come allenamento. Il punto è riconoscere valore pragmatco senza trasformarlo in nostalgia idilliaca.
Cosa possiamo imparare oggi
Se accettiamo che why people from the ’60s and ’70s tolerate boredom better than most sia più che un titolo sensazionale, allora ci chiediamo quali pratiche possiamo estrarre senza tornare indietro nel tempo. Propongo qualche idea che non pretende di essere esaustiva: riservare ore senza schermo, coltivare lavori manuali che richiedono ripetizione, abituarsi a non rispondere subito a ogni impulso. Sono esercizi, non ricette.
Piccoli esperimenti da provare anche ora
Prendere il disagio della noia come segnale di apertura mentale invece che come errore. Questo significa accettare la sensazione, osservare cosa spinge a scappare, e poi scegliere se scappare o restare. È un gesto semplice e ripetibile che insegna qualcosa di concreto sulla propria tolleranza.
Una conclusione non conclusiva
Non c è una risposta unica e universale. La tolleranza alla noia tra le persone nate negli anni 60 e 70 nasce da vari fattori: strutture sociali, pratiche familiari, scarsità di stimoli e necessità di fare. È un insieme che oggi appare prezioso e alla moda solo a parole. Io non credo che dobbiamo tornare indietro integralmente. Credo però che valga la pena selezionare alcune pratiche e reinserirle con giudizio nel nostro presente frenetico.
| Idea | Cosa significa | Perché conta |
|---|---|---|
| Tempo senza schermo | Ore programmate senza notifiche e media | Allena la capacità di restare con il pensiero |
| Microcompiti manuali | Ripetere un lavoro concreto come riparare o cucire | Favorisce la concentrazione e il senso di efficacia |
| Attese ritualizzate | Imparare a posticipare una gratificazione per scopi concreti | Riduce l impulsività e costruisce tolleranza |
FAQ
Perché alcune persone anziane sembrano più pazienti?
La pazienza osservabile è spesso il frutto di anni di pratiche ripetute. Quando l accesso a stimoli immediati era limitato, il cervello si organizzava intorno ad altre forme di attività e gratificazione. Questo porta a una maggiore dimestichezza con l attesa, non a una superiorità morale. È importante notare che pazienza non è sinonimo di adattamento a condizioni ingiuste.
La noia può essere utile oggi come allora?
Sì ma in modo diverso. La noia può essere uno spazio di creatività e problem solving se gestita intenzionalmente. Con un mondo digitale che tende a correggere ogni minima frizione, la noia diventa un esercizio volontario, non un default. Per alcuni è una scelta che aiuta a ritrovare concentrazione; per altri è un fastidio difficile da sopportare senza pratica.
Quali rischi corrono le nuove generazioni senza tolleranza alla noia?
Il rischio non è solo superficiale. Una bassa tolleranza alla noia può tradursi in scarsa resilienza emotiva quando si affrontano compiti lunghi o attività ripetitive. Questo non vuol dire che i giovani siano meno capaci. Significa che alcune abilità possono richiedere tempo per svilupparsi in un ambiente che non le sollecita.
Si può insegnare la tolleranza alla noia in modo consapevole?
Sì. Non è necessario ricreare il passato. Si può insegnare attraverso piccole pratiche strutturate: momenti senza dispositivi, compiti manuali progressivi, attese deliberate e riflessioni guidate su come si gestisce l impulso di fuggire. È un allenamento, non una prescrizione morale.
Questa maggiore tolleranza significa che gli anni 60 e 70 erano migliori?
Assolutamente no. Quelle decadi avevano limiti e ingiustizie evidenti. La maggiore tolleranza ad alcuni fastidi non cancella problemi sociali, economici o politici. Valorizzare una qualità comportamentale non significa santificare un intero periodo storico. Preferisco guardare al passato come a una fonte di esercizi utili più che come a un kit di soluzioni perfette.