Sopra un lago a nord di Budapest, il ghiaccio ha cominciato a raccontare storie che paiono uscite da un quaderno di un geometra eccentrico. Immagini riprese da droni mostrano decine e poi centinaia di figure circolari e ad anello, regolari e quasi ipnotiche, distribuite su una lastra di ghiaccio che sembrava ordinaria fino a pochi giorni prima. Il fenomeno ha subito fatto il giro dei social e dei servizi di cronaca, ma la cosa più interessante non è la viralità: è la domanda che rimane aperta sulle forze naturali che hanno disegnato quei segni. Questo è un fenomeno meteorologico straordinario: centinaia di strane figure geometriche trovate sul ghiaccio in Ungheria e abbiamo il dovere di capirne almeno alcune pieghe.
Primo sguardo: non è arte umana, né teorie esotiche
Le immagini non suggeriscono oggetti lanciati o intervento umano coordinato. Le figure appaiono come anelli sovrapposti, talvolta perfettamente concentrici, talvolta scavati in modo che sembrino quasi tridimensionali. Chi guarda per la prima volta può pensare a uno scherzo oppure a un crudele esperimento. Ma la distribuzione, la regolarità e la consistenza geometrica sono coerenti con processi naturali ripetitivi e locali.
Perché la spiegazione più semplice è spesso sottovalutata
La prima tentazione è immaginare cause straordinarie. Io non la nego: ogni tanto mi piace pensare che la natura sia capricciosa in modi che sfidano l’immaginazione. Però nella scienza applicata alle superfici ghiacciate, il sospetto ragionevole cade sul connubio tra neve, vento, sottili variazioni di temperatura e correnti sottostanti. Quando questi elementi si combinano in modo preciso, il ghiaccio può rompersi, riformarsi, gonfiarsi e incresparsi seguendo modelli sorprendenti. Non è magia, è complessità atmosferica.
“Queste formazioni nascono da un’interazione precisa tra uno strato sottile di ghiaccio, differenze di pressione e piccoli flussi d’acqua che si insinuano sotto la superficie. Non serve un agente esterno per ottenere strutture apparentemente geometriche; serve tempo e condizioni stabili”. Maria Kelemen, ricercatrice in climatologia, Università Eötvös Loránd.
Come si formano queste figure: un’ipotesi ragionata
Immaginate una lastra di ghiaccio fragile che copre un lago poco profondo. Sopra, la neve arriva a dosi non uniformi. Alcuni tratti accumulano peso, altri rimangono quasi scialbi. Dove la pressione è diversa, il ghiaccio cede a microfessure. L’acqua sottostante può risalire, raffreddarsi rapidamente a contatto con l’aria gelida e creare un anello che si traduce in una figura chiara nel mosaico generale. Poi, se la temperatura ballerina un poco, nuovi anelli nascono vicino ai precedenti, generando pattern che sembrano regole geometriche, quasi moduli che si ripetono.
È una spiegazione che non spiega tutto. Per esempio non chiarisce perché in alcuni punti le figure siano perfette e in altri non lo siano. Forse il fondale cambia, forse ci sono sorgenti termali locali, forse una sottile corrente influisce. Alcune parti del puzzle restano fuori dall’inquadratura dei droni, e qui la curiosità scientifica dovrebbe prendere la mano.
La voce degli esperti e la cautela necessaria
La comunità scientifica ha risposto con prudenza. Non esistono spiegazioni che mettano d’accordo tutti in queste ore; molte proposte sono plausibili ma carenti di dati puntuali raccolti sul campo. Su un punto però gli specialisti coincidono: fenomeni simili non sono rari nel senso assoluto, ma sono rari nelle dimensioni e nella concentrazione che abbiamo visto in Ungheria.
La mia posizione è netta: prima di trarre conclusioni eroiche serve un rilievo diretto, misure e una cronistoria meteorologica precisa. L’audio e il video sono importanti, ma non bastano. Serve una misurazione della temperatura a pochi centimetri sotto la lastra, dei sussulti idrodinamici e uno studio del profilo del fondale. Solo così si passa dalla suggestione alla spiegazione robusta.
Perché mi interessa oltre l’effetto wow
Perché fenomeni come questo sono una finestra. Ci dicono come piccoli cambiamenti climatici, variazioni locali e il nostro modo di usare gli spazi fluviali influenzino processi che prima non guardavamo con attenzione. Non voglio lanciare allarmi gratuiti, ma rifiuto anche l’atteggiamento che li bollerebbe come curiosità innocua. La terra e il ghiaccio sono parti di un sistema che reagisce, si adatta, talvolta crea pattern che non ci aspetteremmo.
Non tutto si può spiegare subito: lasciamo spazio al mistero metodico
È facile trasformare in certezza quello che è ancora ipotesi. Preferisco raccontare la scena così com’è: forme geometriche sul ghiaccio, molte immagini, commenti creativi, qualche spiegazione probabile e tanto lavoro da fare qui sotto per verificare. Non amo il sensazionalismo, ma trovo utile osservare come la comunicazione pubblica tende a colmare i vuoti con storie troppo nette. Io non lo farò. Racconterò le possibilità e indicherò i passaggi per verificare: misure, osservazioni dirette, analisi del ghiaccio, mappatura termica.
Cosa potremmo imparare se qualcuno studiasse il sito bene
Se un team dovesse intervenire, potremmo capire la frequenza di questi eventi, se sono correlati a condizioni meteorologiche ricorrenti e se ci sono segnali che permettono di prevedere quando e dove si ripeteranno. Potremmo anche raccogliere dati utili per modelizzare la formazione del ghiaccio in regioni temperate con inverni variabili. Non parlo di rivoluzioni teoriche, ma di pezzi che si aggiungono al mosaico della cryometeorologia.
Una riflessione personale
Mi commuove la reazione delle persone davanti a queste immagini. Sembra che una geometria antica e precisa si sia fatta vedere per un istante nella confusione dell’inverno. Per un attimo abbiamo tutti guardato la natura come si guarda un testo raro. Forse possiamo amare un fenomeno senza gabbare la verità che ancora non possediamo.
Che cosa resta da fare
Raccogliere dati, confrontare le foto con altri episodi nel mondo, misurare. Se qualcuno ha modo di raggiungere il luogo, porti strumenti. Se invece preferite restare spettatori dobbiamo comunque chiedere ai giornali locali e agli istituti di ricerca di passare dalle foto alle rilevazioni.
Tabella riassuntiva
| Elemento | Idea chiave |
|---|---|
| Fenomeno | Formazioni ad anello e figure geometriche su ghiaccio di un lago vicino a Budapest |
| Cause probabili | Interazione tra strato sottile di ghiaccio, accumuli di neve, microfessure, correnti e variazioni di temperatura |
| Dati mancanti | Misure termiche sotto il ghiaccio, analisi del fondale, monitoraggio delle correnti |
| Importanza | Comprendere dinamiche locali della formazione del ghiaccio e arricchire modelli di cryometeorologia |
| Passi successivi | Rilievo sul posto, collaborazione tra università e istituti meteorologici, catalogazione di episodi simili |
FAQ
Come si formano esattamente queste figure sul ghiaccio?
La spiegazione più plausibile unisce diversi elementi: un sottile strato di ghiaccio che copre acqua poco profonda, carichi di neve non uniformi che generano microfessure, e correnti sottili che riportano acqua a contatto con il freddo. L’acqua che risale e congela può creare anelli prima che la superficie si stabilizzi. Questo processo è sensibile a piccole variazioni locali e quindi difficile da ricostruire senza misure puntuali.
Si tratta di un fenomeno nuovo o di qualcosa già visto altrove?
>È già noto che il ghiaccio può formare cerchi e dischi rotanti nelle condizioni giuste. Ciò che ha attirato l’attenzione in Ungheria è la quantità e la compattezza delle figure osservate nello stesso sito. Non è una novità totale, ma è un episodio particolarmente denso di segnali geometrici.
Ci sono rischi per chi si avvicina a questi laghi ghiacciati?
Avvicinarsi a un ghiaccio che mostra segni di cedimento non è mai consigliabile. Le aree dove il ghiaccio è sottile o dove si notano fessure possono essere pericolose. I soccorritori e i ricercatori dotati di attrezzatura idonea sono le persone giuste per studiare questi luoghi. Il rispetto delle norme di sicurezza è fondamentale prima di ogni curiosità scientifica.
Quante risposte ci vorranno per dare una spiegazione definitiva?
Dipende dalla rapidità con cui verranno raccolti dati sul campo. Con misurazioni termiche, indagini del fondale e monitoraggio delle correnti, si potrebbero avere ipotesi robuste in poche settimane. Una spiegazione completamente consolidata richiederà invece confronto tra casi simili in diverse località e modelli che riproducano le condizioni osservate.
Questo fenomeno può ripetersi nello stesso luogo?
Potrebbe. Se le condizioni climatiche e idrologiche che hanno generato le figure dovessero ripresentarsi, non c’è motivo per cui non si possano formare strutture analoghe. Resta però la variabile casuale legata a piccoli dettagli locali che possono cambiare molto da un inverno all’altro.