La notizia è arrivata con la forza breve e rumorosa di un tweet scientifico: radiotelescopi hanno rilevato emissioni radio associate all’oggetto interstellare 3I/ATLAS, prima che la comunità scientifica smontasse parte dell’hype spiegando che si trattava di righe di assorbimento di idrossile, un comportamento tipico dei comete. La sequenza — scoperta, confusione, analisi globale, smentita parziale — è diventata un piccolo caso che merita più di un consumo veloce: rivela come funziona davvero la scienza osservativa oggi, fra sensibilità strumentale estrema e aspettative popolari molto alte. ([seti.org](https://www.seti.org/news/breakthrough-listen-observations-of-interstellar-object-3iatlas/))
Il fatto: cosa è stato rilevato
Il 24 ottobre 2025, il radiotelescopio MeerKAT ha registrato due linee di assorbimento nell’intorno dei 1.665 e 1.667 gigahertz, corrispondenti a transizioni dell’idrossile (OH). In termini pratici: il materiale espulso da 3I/ATLAS, in parte acqua spezzata dalla radiazione solare, stava assorbendo radiazioni radio a frequenze ben note agli astronomi di comete. Queste righe sono spesso considerate firma di attività cometaria piuttosto che di tecnologia aliena. ([sarao.ac.za](https://www.sarao.ac.za/news/south-african-telescope-detects-natural-radio-emission-and-no-signal-of-technological-origin-from-the-interstellar-visitor-3i-atlas/?utm_source=openai))
Perché qualcuno si è allarmato
Il problema non è la riga in sé ma il contesto. 3I/ATLAS è solo il terzo oggetto extrasolare osservato in transito nel nostro sistema solare in un decennio; la sua comparsa ha già acceso energie speculative forti. Quando una strumentazione ultra sensibile come MeerKAT registra qualcosa, la tentazione di etichettare tutto come «segnale» è alta. Inoltre, i primi passaggi dell’analisi trovavano delle caratteristiche temporali e doppleriane che hanno alimentato discussioni sulla possibile natura non banale della sorgente. Ma le analisi successive, incrociando dati e filtri per disturbi terrestri, hanno ricondotto la maggior parte delle informazioni a processi naturali. ([seti.org](https://www.seti.org/news/breakthrough-listen-observations-of-interstellar-object-3iatlas/))
La lettura degli esperti e il peso delle strumentazioni
Questo è il punto dove voglio essere schietto: la scienza non è un annuncio definitivo in prima serata, è un lavoro collettivo che spesso corregge sé stesso. MeerKAT ha una capacità rara di osservare vicino al Sole e di prendere righe deboli; il team BLUSE di Breakthrough Listen lavora in parallelo per trovare segnali strettissimi che potrebbero indicare una trasmissione artificiale. Le due attività, naturale e technosignature, corrono insieme sullo stesso tracciato di dati. Quando le righe OH sono emerse, molti hanno capito che l’oggetto si comportava come un cometa; altri hanno sollevato la lente obbligatoria del sospetto, giusto per prudenza. ([seti.org](https://www.seti.org/news/breakthrough-listen-observations-of-interstellar-object-3iatlas/))
“Detecting the hydroxyl signal is an important confirmation that 3I/ATLAS is behaving like a comet. We’re happy that we are contributing, alongside colleagues around the world, to a fuller understanding of this remarkable natural phenomenon,” Fernando Camilo, SARAO Chief Scientist.
Da “anomala” a “comprensibile” — ma non tutto è chiaro
Le osservazioni successive mostrarono assorbimento in alcune date, emissione in altre, e nessuna traccia di segnali stretti riconducibili a un trasmettitore artificiale entro i limiti di sensibilità raggiunti. Il Breakthrough Listen ha comunicato che non sono state trovate emissioni artificiali localizzabili all’oggetto con limiti di potenza estremamente bassi, comparabili a quelli di un cellulare a grandissima distanza. A questo punto la narrazione ufficiale è chiara: comportamento cometario, non civiltà aliena. ([seti.org](https://www.seti.org/news/breakthrough-listen-observations-of-interstellar-object-3iatlas/))
Perché però resta un problema interessante
Ci sono dettagli che non mi convincono del tutto e che meritano attenzione. Gli intervalli temporali in cui le righe sono apparse e poi si sono trasformate presentano un pattern non banale. Il fatto che alcune rilevazioni siano andate a vuoto prima e che poi il segnale sia comparso quando l’oggetto si trovava in particolare geometrie rispetto al Sole e alla Terra parla di processi fisici sensibili all’angolo di vista e alla luce solare. Questo non è sorprendente per un gasescente, ma è un richiamo a non trascurare variazioni sottili del comportamento cometario che potrebbero dire molto sulla struttura interna del nucleo o sul modo in cui i materiali volatili sono disposti. ([arxiv.org](https://arxiv.org/abs/2508.15469?utm_source=openai))
Un’osservazione personale
Ho l’impressione che la convergenza tra capacità strumentali e agenda mediatica stia riscrivendo la percezione pubblica della ricerca spaziale. Se domani un radiotelescopio di potenza media trova una riga a queste frequenze, probabilmente non varrebbe la metà delle attenzioni che ha avuto 3I/ATLAS. Qui l’elemento «interstellare» moltiplica l’interesse e impone alla scienza una prudenza comunicativa che, raramente, diventa lentezza controproducente. A mio avviso dovremmo accettare più frequentemente la «incompletezza» come condizione normale della conoscenza osservativa. È più onesto che inventare certezze per coprire l’incertezza.
Cosa resta da fare: quali osservazioni sono utili ora
Il lavoro continua su più fronti: analisi dettagliata dei dati radio, monitoraggio ottico e spettroscopico, osservazioni a bassa frequenza da parte di missioni spaziali e sondaggio di altri radiotelescopi per escludere interferenze locali. Alcuni passaggi chiave sono già pianificati o svolti: osservazioni con il Green Bank Telescope hanno raggiunto limiti ancora più profondi e non hanno trovato segnali artificiali. I dataset sono pubblici per permettere analisi indipendenti, e questo è un elemento cruciale per una fiducia reale nel risultato finale. ([seti.org](https://www.seti.org/news/breakthrough-listen-observations-of-interstellar-object-3iatlas/))
Un punto non scontato
Non tutto si chiude nella dicotomia naturale/artificialità. La chimica del coma, le dinamiche dei getti, e il modo in cui la polvere e il ghiaccio interagiscono con la radiazione solare possono ancora nascondere fenomeni rari che imitano una sorgente radio insolita. Lascio aperta la possibilità che, studiando 3I/ATLAS con gli strumenti giusti, otteniamo informazioni su processi cometari che non avevamo immaginato prima. Sarebbe una vittoria diversa, meno romanzesca ma profondamente utile per la scienza planetaria e astrochimica. ([arxiv.org](https://arxiv.org/abs/2508.15469?utm_source=openai))
Conclusione: perché questa vicenda è importante anche per chi non è scienziato
La storia del segnale radio da 3I/ATLAS è un piccolo manuale di educazione scientifica: racconta come si genera, si amplifica e poi si declina una notizia scientifica. Dimostra che strumenti potenti non eliminano l’ambiguità; semmai la rendono più ricca. E offre una lezione pubblica su fiducia, trasparenza dei dati e il valore del confronto aperto. Personalmente, preferisco scoperte che costringono a lavorare, a controllare e a ridiscutere, piuttosto che certezze precoci e facili. Questo oggetto continuerà a darci informazioni importanti, solo non nella forma spettacolare che qualcuno sperava. ([seti.org](https://www.seti.org/news/breakthrough-listen-observations-of-interstellar-object-3iatlas/))
Tabella riassuntiva
| Elemento | Sintesi |
|---|---|
| Rilevazione principale | Rigature di assorbimento OH a 1665 e 1667 MHz registrate da MeerKAT. |
| Interpretazione prevalente | Comportamento coerente con attività cometaria indotta dal Sole. |
| Ricerca di technosignature | Analisi parallela da Breakthrough Listen e altri non ha trovato segnali artificiali entro i limiti di sensibilità. |
| Perché è ancora interessante | Variabilità temporale e dipendenza geometrica suggeriscono processi fisici non del tutto caratterizzati. |
| Prossimi passi | Analisi incrociata dei dataset pubblici, osservazioni multi-frequenza e modellizzazione dettagliata del coma. |
FAQ
1. Che tipo di segnale è stato rilevato e perché non è considerato un messaggio?
Quello rilevato sono due righe di assorbimento attribuite alla molecola idrossile (OH). Le transizioni a 1665 e 1667 MHz sono note in astronomia dei comete: si formano quando l’acqua liberata dal nucleo viene dissociata e parte dell’idrogeno e dell’ossigeno interagisce con la radiazione solare. Le caratteristiche del segnale (larghezza di linea, shift doppler, comparsa in certe geometrie) corrispondono a fenomeni fisici naturali e non a modulazioni tipiche di trasmissioni artificiali. Per questo non sono state considerate «un messaggio».
2. Se non è tecnologia aliena, perché tutta questa attenzione mediatica?
Perché 3I/ATLAS è un oggetto interstellare: questi visitatori sono rari e raccolgono curiosità e aspettative. Inoltre, l’aumento della sensibilità degli strumenti moderni rende più probabile trovare segnali deboli che prima non si vedevano. Il mix tra novità scientifica e capacità strumentale crea condizioni perfette per speculazioni pubbliche.
3. Le osservazioni sono affidabili? Come sappiamo che non siano interferenze terrestri?
Gli astronomi applicano filtri e osservano off-target per identificare interferenze locali. Nel caso di MeerKAT e delle collaborazioni internazionali, sono state condotte sessioni multiple, conferme da dataset diversi e analisi con strumenti progettati per riconoscere segnali artificiali. Inoltre, rilevazioni coerenti con transizioni molecolari conosciute e con shift doppler attesi dai moti degli oggetti rendono l’ipotesi di interferenza meno probabile.
4. Cosa possono insegnarci le osservazioni di 3I/ATLAS sul piano scientifico?
Molto: sulla composizione chimica di oggetti formatisi attorno ad altre stelle, sulle dinamiche di sublimazione dei volatili, e sulla struttura interna di nuclei cometari extrasolari. Dettagli come la comparsa alternata di assorbimento ed emissione per le stesse transizioni possono offrire indizi sulle condizioni fisiche locali del coma e sulla risposta alla radiazione solare.
5. I dati sono pubblici e posso vederli?
Sì. Molte delle osservazioni radio sono rese disponibili pubblicamente secondo le procedure delle collaborazioni come Breakthrough Listen e SARAO. Questo permette analisi indipendenti e favorisce controlli incrociati da parte di ricercatori esterni. È una pratica che aumenta la robustezza dei risultati scientifici.
6. Dobbiamo aspettarci nuove scoperte da questo oggetto?
È probabile. Anche se la linea narrativa principale converge su spiegazioni naturali, la ricchezza dei dati multi-lunghezza d’onda e la rarità dell’oggetto lasciano spazio a nuove informazioni. Non sempre le scoperte arrivano camuffate da sensazionalismo: spesso sono sottili e richiedono tempo per essere comprese.