In molte città cinesi la verticale ha preso il posto dell’orizzonte. Dove le metropoli europee ancora misurano la crescita in nuovi quartieri residenziali, in Cina si alzano torri: uffici, residenze, centri commerciali che si infilano nel cielo. E accanto a questa urbanistica estrema è comparsa una professione che sembra uscita da un romanzo sulle nuove economie urbane: corrieri pagati specificamente per raggiungere i piani più alti e consegnare pasti. Non è solo una curiosità, è un piccolo sintomo di come le città cambiano abitudini e organizzazione quotidiana.
Quando l’altezza diventa un problema

Chi vive o lavora ai piani 60, 70, persino 100, lo sa: l’ultimo tratto della consegna può diventare un problema logistico serio. Ascensori occupati, regolamenti di sicurezza, porte secondarie chiuse, code ai piani di servizio. I giganti tecnologici cinesi dell’online food delivery hanno provato a risolvere con algoritmi e robot, ma nelle condizioni più verticali la soluzione più immediata resta umana e fisica. È così che sono nati ruoli ad hoc, dove la paga riconosce non solo il tempo di guida ma la fatica, la pazienza e la disponibilità a usare scale, ascensori di servizio o percorsi meno ovvi.
Incontra gli specialisti della consegna verticale
Questi nuovi lavoratori non sono semplici rider su due ruote che cercano il numero civico. Sono specialisti delle architetture verticali: conoscono gli ingressi alternativi degli edifici, sanno quando gli ascensori vengono riservati per i piani di management, gestiscono il contatto con i portieri, interpretano gli orari di sicurezza dei palazzi e organizzano più consegne nello stesso edificio per minimizzare il tempo perso in attesa. Questo cambia la natura del lavoro: diventa meno imposto dall’app e più adattivo, richiede esperienza territoriale e — cosa poco considerata — una buona dose di nervi saldi mentre si aspetta l’ascensore.
Quando droni e robot non bastano

Negli ultimi anni abbiamo visto due direttrici di innovazione: droni e robot da interno. I droni, utilissimi per collegare tetti o chioschi esterni con punti difficili da raggiungere a piedi, sono però limitati da normative e dalla necessità di punti di deposito sicuri. I robot da interno possono muoversi nei corridoi e usare ascensori intelligenti, ma molto dipende dall’architettura dell’edificio e dalle sue regole interne. Quando tutto funziona, la tecnologia riduce i tempi; ma spesso il nemico non è la distanza orizzontale, è l’accesso verticale e le regole umane di sicurezza che la tecnologia non può semplicemente ignorare.
Cosa sperimentano i lavoratori sul campo
Ho parlato con persone che lavorano in quartieri d’affari dove gli edifici hanno entrate di servizio separate e piani di concierge blindati. Mi hanno raccontato di consegne finite con attese di venti, trenta minuti per un singolo ascensore. Eppure, sorprendentemente, quei clienti ai piani alti sono disposti a pagare per avere puntualità e rispetto del loro tempo. Pagare di più per la comodità non è uno scandalo qui; è un accordo sociale che salta fuori quando lo spazio abitativo diventa sparso in verticale.
“In città con molti grattacieli il problema principale non è né la distanza né il tragitto, ma la disponibilità degli ascensori e le policy degli edifici. Gli algoritmi di dispatching non risolvono questa variabile umana” — Chen Wu, docente di Land Surveying and Geoinformatics, Hong Kong Polytechnic University.
Economia informale e riconoscimento del lavoro
Da un lato c’è l’innovazione: nuove skill, percorsi formativi interni alle piattaforme, assegnazioni che tengono conto dell’esperienza verticali. Dall’altro lato c’è la fragilità: contratti temporanei, pagamenti a consegna, orari intensi. Il risultato è una tensione tra professionalizzazione e precarietà. A livello personale, molti rider sorvegliano la reputazione dentro l’app proprio per poter avere accesso a quegli incarichi più remunerativi che richiedono fiducia e puntualità sui piani alti. È un’asimmetria curiosa: la verticalità della città crea verticalità anche nella qualità del lavoro disponibile.
La città come ecosistema di incentivi

Osservo spesso che le piattaforme, per motivi di efficienza, finiscono col creare micro-mercati interni: zone privilegiate, ore di punta che pagano di più, ruoli specializzati come quello delle consegne d’alta quota. Questo non è totalmente nuovo, ma l’intensità con cui la struttura urbana spinge verso queste divisioni è qualcosa di nuovo. C’è poi la questione di immagine: alcuni edifici vietano l’accesso ai rider per non “sporcarsi” l’immagine di facciata, e quindi occorre che il corriere diventi anche mediatore sociale, chiedendo accesso ai portieri o chiedendo a chi lavora nei piani superiori di scendere a ritirare.
Che cosa ci dice tutto questo sulla salute urbana?
La conversazione si presta a letture differenti. C’è chi vede ingegnosità: le città si adattano, emergono lavori che risolvono problemi concreti. Io invece vedo anche il rovescio: una città che cresce in altezza può disperdere servizi essenziali e rendere le routine quotidiane più costose e meno accessibili per chi non può pagare il sovrapprezzo della verticalità. Il nuovo lavoro di consegnare pasti ai piani più alti è simbolo di entrambe le cose: adattamento e disuguaglianza.
Soluzioni pratiche per i problemi di consegna nei grattacieli
Non suggerisco soluzioni definitive. Ma andare oltre la retorica tecnologica significa riconoscere che molte soluzioni ibride funzionano: piccoli depositi in edificio, ascensori di servizio condivisi, orari di consegna definiti in collaborazione con management e portinerie. Le soluzioni istituzionali mancano spesso: regolamenti che favoriscano consegne rapide nelle ore di pranzo o norme edilizie pensate per l’ultimo miglio non ci sono ancora in misura sufficiente.
La mia opinione, breve e non diplomatica
Mi irrita l’idea che l’ingegno umano si trasformi sempre in un’opportunità per incrementare il prezzo dell’accesso alle cose semplici, come il cibo. Eppure non posso negare che guardare un rider salire al piano 72 con una borsa termica in equilibrio, mentre in basso un drone atterra su un terrazzo attrezzato, è la cartolina di un’epoca. Preferirei vedere più investimenti pubblici in infrastrutture che rendano equo l’accesso, invece di lasciare che siano le singole piattaforme a inventare tariffe e ruoli.
Riflessioni finali
Il fenomeno di pagare persone per consegnare pasti ai piani più alti non è solo un fatto curioso: è una lente su come la nostra idea di città, lavoro e servizio sta mutando. La verticalità spinge a ripensare non soltanto la tecnologia, ma le norme sociali e le politiche urbane. Voglio credere che queste novità possano essere indirizzate verso pratiche più eque. Ma la strada è lunga, e non sarebbe male se, ogni tanto, chi decide politiche urbane scendesse anche loro — almeno per una volta — al piano terra.
| Idea chiave | Perché conta |
|---|---|
| Nuovo ruolo di consegna ai piani alti | Riconosce difficoltà logistiche legate all’accesso verticale; crea lavoro specializzato. |
| Tecnologia utile ma limitata | Droni e robot funzionano in certi contesti; non risolvono regole umane e accesso agli ascensori. |
| Disuguaglianze spaziali | La verticalità della città può tradursi in costi maggiori per servizi di base. |
| Soluzioni ibride | Depositi interni, orari dedicati e regolazioni condivise sono pratiche pragmatiche. |
Domande frequenti sulla vita in grattacieli e sulla consegna di cibo
Perché esistono consegne specifiche per i piani alti?
Perché la verticalità introduce ostacoli logistici che la semplice distanza chilometrica non cattura: ascensori occupati, porte di servizio chiuse, policy degli edifici che limitano l’accesso ai corrieri. Le piattaforme rispondono creando ruoli che tengano conto di quei vincoli e retribuiscono la complessità dell’ultimo tratto della consegna.
Non potrebbero risolvere tutto i droni o i robot?
Droni e robot sono parte della soluzione, ma hanno limiti tecnici e normativi. I droni richiedono punti di appoggio e normative per il volo in aree urbane dense; i robot interni necessitano di edifici con infrastrutture digitali e ascensori intelligenti. Molti grattacieli sono storie di accessi umani che la meccanica non può attraversare senza accordi sociali con portinerie e management.
Chi paga per questo servizio extra?
Spesso i clienti ai piani alti accettano un sovrapprezzo per la comodità e la puntualità. Le piattaforme possono applicare tariffe maggiorate per consegne complesse. A volte sono le aziende che gestiscono uffici ai piani alti a stipulare accordi con centri di cucina per consegne programmate più efficienti.
Questo lavoro è stabile e regolamentato?
Non sistematicamente. Alcune piattaforme stanno creando percorsi di formazione interna e riconoscimenti per rider esperti; tuttavia, la maggior parte delle condizioni rimane contrattuale e legata al modello delle consegne a chiamata. Il livello di tutela varia molto da città a città e tra singole aziende.
Cosa cambia per chi vive ai piani alti?
In concreto, la scelta è tra pagare di più per il servizio e adeguarsi a tempi di consegna meno prevedibili. Alcuni condomìni stanno negoziando soluzioni collettive come punti di ritiro al piano terra o cassette smart, mentre altri preferiscono mantenere servizi di consegna diretta per privacy e comodità.
La verticalità influenza altri servizi oltre al food delivery?
Sì. È implicata la distribuzione di pacchi, manutenzione, assistenze tecniche e qualsiasi servizio che richieda accesso ripetuto ai piani. La verticalità spinge sia la creatività dei servizi che il bisogno di regole condivise.