La notizia è semplice e dura: sempre più autorità locali nel Regno Unito stanno intensificando i controlli e aumentando le multe per chi porta i figli fuori scuola durante il periodo delle lezioni. Per molte famiglie questo significa dire addio alle fughe fuori stagione, ai voli a buon mercato e alle nonne lontane viste a febbraio o a marzo. Ma la questione non è solo economica: è un cambio culturale che ridefinisce quello che consideriamo tempo di famiglia e responsabilità educativa.
La decisione che cambia le abitudini delle famiglie
Negli ultimi anni il fenomeno è cresciuto: autorità scolastiche e ministeri hanno risposto a un aumento delle assenze non autorizzate con misure più rigide. Il dato più rilevante è che il numero di multe e avvertimenti è salito in modo significativo rispetto agli anni precedenti alla pandemia. Per alcuni enti locali si tratta di un modo per riportare ordine e routine in una scuola che dopo anni di chiusure e pause straordinarie fatica a ritrovare continuità. Per altre famiglie è un semplice attacco alla libertà di organizzarsi in una fase economica di prezzi dei viaggi esplosi nelle settimane canoniche di vacanza.
Chi ci guadagna e chi ci perde
La retorica ufficiale parla di tutela dell’apprendimento e di equità: quando un bambino manca lezioni regolarmente, la sua preparazione ne risente. Non nego che ci siano casi in cui l’assenza sia effettivamente dannosa. Però, dal mio punto di vista, la risposta immediata con sanzioni rischia di essere una cura peggiore del male. Punire con una multa non affronta i motivi reali: il costo delle vacanze, le esigenze di assistenza familiare, condizioni di salute che rendono il periodo di alta stagione inadatto per alcuni bambini.
“It could reflect a shift in attitudes to schooling among some parents who see attendance as flexible when of course this is not the case at all.” — Geoff Barton, General Secretary, Association of School and College Leaders.
La citazione di Geoff Barton va letta come un punto di vista autorevole ma non come la parola finale. Le cause sono multipli e intersecate: crisi economica, esigenze legate a disabilità, e un cambiamento nelle aspettative sociali sul ruolo della scuola. Io credo che la politica pubblica dovrebbe fare uno sforzo maggiore per cogliere questa complessità invece di limitarsi a moltiplicare sanzioni.
Impatto reale sulle famiglie
Per alcune coppie la scelta è semplice: pagare la multa conviene rispetto al risparmio ottenuto prenotando in bassa stagione. Per altre famiglie con margini molto stretti, la multa è un colpo significativo al bilancio mensile. Non è solo un problema finanziario: è anche psicologico. Ho parlato con genitori che descrivono l’ansia di dover giustificare ogni spostamento, la sensazione di essere sorvegliati. E sappiamo che lo stress non migliora il clima familiare.
Una questione di equità territoriale
La gestione delle sanzioni non è uniforme. Alcuni distretti sono molto severi, altri più indulgenti. Questo crea ingiustizie: famiglie che vivono a pochi chilometri l’una dall’altra possono ricevere trattamenti completamente diversi. È una variabile politica e amministrativa che meriterebbe una riflessione centralizzata: se l’obiettivo è migliorare la frequenza scolastica, perché non fissare regole chiare e allo stesso tempo creare percorsi alternativi di supporto per le famiglie in difficoltà?
Qualche osservazione pratica, non banale
Non credete ai moralismi facili che dividono il mondo in genitori responsabili e irresponsabili. La realtà è fatta di casi: ci sono famiglie che abusano delle possibilità, altre che cercano soluzioni pratiche per vivere meglio. La rigidità delle regole ignora le micro-storie: un figlio con sensibilità sensoriale che sta meglio fuori stagione; una coppia che guadagna troppo per gli sussidi ma non abbastanza per le vacanze in alta stagione; nonne lontane che possono essere viste solo in momenti particolari dell’anno per motivi di lavoro.
Quindi, la domanda che pongo è questa: vogliamo davvero una politica che considera solo dati aggregati o preferiamo misure che tengano conto delle differenze individuali? Possiamo avere entrambi, ma ci vuole volontà politica e risorse.
Elementi di riforma che mi pare sensato considerare
Alcune proposte intelligenti emergono dalle discussioni pubbliche. Potrebbe essere utile consentire una breve finestra annuale per assenze programmate non punitive, purché accompagnate da piani di recupero didattico. Oppure istituire un sistema di esenzioni fondato su criteri clinici, lavorativi e di contesto sociale, gestito a livello locale ma con linee guida nazionali. Non sto suggerendo soluzioni perfette, sto suggerendo che la discussione sia aperta e meno punitiva.
La mia posizione, chiara e non neutrale
Sono contro un sistema che usa la multa come unica leva. Le sanzioni vanno usate come ultima ratio, non come strumento principale di policy. Sono favorevole a misure che combinino supporto e responsabilità: incentivi per la partecipazione scolastica, programmi di recupero flessibili, e una comunicazione meno conflittuale tra scuole e famiglie.
Questo non significa che manchi disciplina: la scuola resta un’istituzione fondamentale. Ma la rigida separazione tra dovere e vita privata, senza sfumature, produce danni sociali oltre che pratici. E poi c’è un fatto semplice: quando una regola è percepita come ingiusta, la compliance cala. È il contrario di quello che il legislatore vorrebbe ottenere.
Conclusione provvisoria
Il divieto di portare i figli fuori scuola in periodo di lezioni è una misura che ha senso sul piano della tutela dell’apprendimento, ma è anche una risposta semplicistica a problemi complessi. Serve un ripensamento che ponga al centro il buon senso e la mitigazione del danno, non la punizione immediata. L’atteggiamento migliore è quello che miscela rigore e empatia, responsabilizzazione e flessibilità.
| Problema | Possibile risposta politica | Effetto atteso |
|---|---|---|
| Aumento delle assenze non autorizzate | Linee guida nazionali chiare e supporti locali per famiglie | Uniformità e maggiore equità territoriale |
| Famiglie che optano per vacanze fuori stagione | Esenzioni mirate e piani di recupero didattico | Meno sanzioni, minore stress familiare |
| Percezione di ingiustizia | Comunicazione scuola-famiglia più trasparente e strumenti conciliativi | Aumento della compliance e meno conflitti |
FAQ
1. Le scuole possono vietare completamente le assenze per vacanze durante il periodo scolastico?
In termini pratici le scuole non possono vietare qualsiasi assenza: le norme nazionali stabiliscono quando un’assenza è autorizzata o meno. In molti sistemi la libertà del dirigente scolastico di autorizzare assenze è limitata a circostanze straordinarie. La realtà amministrativa varia da luogo a luogo e, nella pratica, le scuole gestiscono le richieste caso per caso.
2. Le multe risolvono il problema dell’assenteismo?
Le multe sono una leva che può funzionare come deterrente in certi contesti, ma non risolvono le cause profonde delle assenze. Se le famiglie affrontano problemi economici, difficoltà legate alla salute mentale, o mancanza di supporti, una sanzione finanziaria può peggiorare la situazione senza ridurre realmente l’assenteismo strutturale.
3. Esistono alternative che uniscono rigore e flessibilità?
Sì. Alcune proposte includono la creazione di finestre annuali per assenze programmate non punitive, piani di recupero obbligatori per lezioni perse, o esenzioni formalizzate per motivi clinici e di cura familiare. L’idea è di spostare la discussione dalla sanzione alla gestione del rischio educativo.
4. Cosa possono fare i genitori che sono contrari a queste politiche?
I genitori possono informarsi sulle regole locali, dialogare con il consiglio scolastico, partecipare alle assemblee dei genitori e promuovere petizioni o iniziative sulle politiche di presenza scolastica. Il confronto pubblico e argomentato aiuta a spostare l’attenzione dalle reazioni punitive a soluzioni strutturate.
5. Questa misura è uguale in tutto il Regno Unito?
No. Le modalità di applicazione e l’intensità delle sanzioni variano a seconda delle autorità locali. Alcune aree applicano controlli molto serrati, altre mostrano una maggiore elasticità. Questo conduce a disparità che spesso alimentano il dibattito politico sulla necessità di standard nazionali più coerenti.
6. Cosa cambia per le famiglie che lavorano in settori stagionali?
Le famiglie con turni di lavoro fuori dagli schemi standard spesso si trovano in difficoltà con le ferie scolastiche canoniche. Per loro le politiche rigide rappresentano un problema pratico serio. Alcune soluzioni proposte includono la valutazione di casi specifici e la possibilità di programmare assenze concordate con modalità di recupero educativo.