Quella piccola abitudine che la nonna ripeteva ogni anno, infilare asciugamani o stoffe sui termosifoni per evitare spifferi o per scaldare più in fretta, sembra innocua. In realtà molte famiglie sprecano inconsapevolmente calore in inverno a causa di una vecchia abitudine con i termosifoni, dicono gli esperti. La sorpresa non è tanto che il calore venga perso. La sorpresa è che lo perdiamo per motivi banali, ripetuti, spesso più per consuetudine che per reale necessità.
Non è colpa del termosifone, almeno non tutta
È facile dare la colpa al radiatore. Dopo tutto è lui che emette calore. Ma il problema è il rapporto tra azione umana e funzionamento dell’impianto. Coprire una parte del radiatore con un panno cambia la dinamica della circolazione dell’aria nella stanza e costringe la caldaia a lavorare più a lungo per ottenere la stessa temperatura percepita. La casa si scalda meno uniformemente. Le stanze vicino alle finestre restano fredde. Il risultato è un consumo complessivo più alto e una sensazione di inefficienza che chiunque riconosce, anche senza guardare il contatore.
Una verità poco romantica
Non è romantico ammetterlo, ma spesso nel nostro tempo libero preferiamo gesti rapidi piuttosto che investire un pomeriggio nella manutenzione o nella misurazione. Un termosifone impolverato, una valvola che non funziona del tutto, un impianto sbilanciato. Sono piccoli segnali che amplificano lo spreco. E sono anche segnali facilmente ignorabili perché non fanno rumore, non mordono il portafoglio all’istante.
Quanto spreco? Più di quanto immagini
Non esiste un numero magico che valga per tutte le case. Dipende dall’età dell’impianto, dall’isolamento, dall’abitudine dei residenti. Però alcuni studi pratici e controlli tecnici mostrano che azioni apparentemente innocue possono aumentare i consumi dell’impianto fino a una cifra rilevante nell’arco dell’inverno. Non è necessario essere ingegneri per capire che ostacolare la superficie radiante con tessuti o mobili altera il bilancio termico della stanza.
“Piccoli ostacoli fisici al flusso d’aria del radiatore possono avere effetti sproporzionati sui consumi: spesso la perdita è dovuta a pratiche quotidiane più che al singolo componente difettoso.” Marco Bianchi, Ingegnere energetico, Università degli Studi di Milano.
Perché non ce ne accorgiamo subito
La percezione del caldo è soggettiva e spesso fuorviante. Il corpo si adatta. Noi abbassiamo i termosifoni per risparmiare e poi scopriamo di aver lasciato asciugare panni sopra il radiatore per accelerare i tempi. Contraddizioni quotidiane. Così il gesto che dovrebbe fare risparmiare finisce per essere parte del problema. Inoltre il sensore o la valvola termostatica potrebbero non essere tarati per un ambiente reale pieno di ostacoli, e quindi reagire in modo inadeguato.
Un semplice esperimento domestico
Prova a guardare la stanza con occhi critici per qualche sera: spegni ogni fonte secondaria di calore, lascia il radiatore libero per 24 ore e osserva come cambia la temperatura percepita. Non serve un laboratorio. Serve onestà. Molti scopriranno che la stanza raggiunge una temperatura accettabile più velocemente e con meno tempo di accensione quando il radiatore è libero. È una scoperta che può sembrare banale ma che spinge a ripensare gesti consolidati.
Il ruolo della manutenzione
La manutenzione resta la madre di tutte le soluzioni. Sfiatare i termosifoni, bilanciare l’impianto, sostituire o tarare le valvole termostatiche. Non sono suggerimenti esotici. Sono pratiche concrete che riducono lo spreco. Pochi interventi, spesso alla portata di chi si sente pratico. Ma attenzione: intervenire sull’impianto in modo improvvisato può peggiorare le cose. Meglio sapere cosa si sta facendo.
Il fattore umano che nessuna macchina risolve
Ogni tecnologia ha un limite: il comportamento umano. Possiamo installare valvole intelligenti, sistemi di gestione remota, pompa di calore. Ma se rimane la tendenza a coprire i termosifoni con panni per farli scaldare più in fretta, l’efficienza rimarrà teorica. Il vero salto di qualità avviene quando la tecnologia incontra modi di vivere più consapevoli.
Un esempio pratico di cambiamento
Conosco una famiglia che per anni ha usato una copertura di stoffa sul termo della cucina per tenere caldi i bimbi la sera. Hanno sostituito quel gesto con una piccola routine: un ventaglio di messa a punto dei termosifoni e un orario di accensione programmato. L’effetto non è stato solo economia. È stata una qualità diversa del comfort domestico. Non è sempre possibile o necessario per tutti, ma indica la direzione.
Qualche domanda rimane aperta
Non tutto è misurabile a casa senza strumenti. Quanto incide l’aria che entra e esce da una finestra leggermente incrinata rispetto a un panno sul radiatore? Quanto conta il comportamento collettivo in un condominio con impianto centralizzato? Le risposte non sono univoche. Serve più dati, più controllo e soprattutto meno assunzioni. Ma possiamo iniziare dalle cose che sappiamo: non ostruire, controllare, mantenere.
Conclusione rapida e non banale
Molte famiglie sprecano inconsapevolmente calore in inverno a causa di una vecchia abitudine con i termosifoni, dicono gli esperti. Non è un atto di cattiva volontà. È un intreccio di pratiche, comodità e scarsa informazione tecnica. Prendersi due ore alla stagione per capire il proprio impianto vale molto più di qualsiasi ritocco estetico ai termosifoni. È noioso lo so. Ma è efficace.
Tabella riassuntiva
| Problema | Effetto | Intervento suggerito |
|---|---|---|
| Coperture su termosifoni | Riduzione dell’efficacia radiante e aumento dei consumi | Rimuovere ostacoli e usare asciugatrici alternative |
| Radiatori impolverati o con aria | Meno calore emesso, maggior lavoro della caldaia | Sfiatare e pulire periodicamente |
| Valvole non tarate | Regolazione imprecisa e sprechi | Taratura o sostituzione con termostatica |
| Comportamenti abituali | Pratiche contrastanti che annullano i risparmi | Educazione pratica e piccole verifiche domestiche |
FAQ
Perché coprire un termosifone aumenta i consumi?
Coprirlo altera la circolazione dell’aria e la dispersione del calore. Il radiatore continua a cedere energia ma la trasferisce in modo meno efficiente all’ambiente. Per ottenere la temperatura desiderata il sistema rimane acceso più a lungo. Questo fenomeno è semplice nella sua logica ma sottovalutato nella pratica quotidiana.
Come posso capire se il mio impianto è sbilanciato?
Segni comuni sono differenze evidenti di temperatura tra stanze, radiatori che restano freddi nella parte superiore o inferiore nonostante l’impianto sia acceso, o consumo anomalo rispetto a stagioni passate a parità di temperatura esterna. Per una diagnosi accurata serve un tecnico specializzato che possa misurare portate e pressioni.
Le valvole termostatiche risolvono tutto?
Sono una risorsa importante perché permettono la regolazione per stanza. Non eliminano però l’impatto di ostacoli fisici o di un impianto mal mantenuto. Vanno viste come parte di una strategia integrata, non come panacea.
Quanto conta l’isolamento dell’abitazione in questo contesto?
L’isolamento cambia le regole del gioco. In una casa ben isolata gli episodici gesti che sprecano calore pesano di meno. Ma l’isolamento non autorizza a trascurare la manutenzione o a ignorare abitudini controproducenti. Le buone pratiche restano rilevanti ovunque.
Se ho un impianto centralizzato cosa posso fare?
In un condominio le possibilità individuali sono limitate. Tuttavia la cura dei radiatori privati, la richiesta di bilanciamento dell’impianto e la discussione collettiva su interventi di efficienza sono strumenti concreti. Il cambiamento spesso parte da un singolo condomino che porta dati e buon senso in assemblea.