Secondo la psicologia, chi è cresciuto negli anni 60 e 70 ha sviluppato 9 forze mentali ora rare — e possiamo riscoprirle

Ho trascorso la mia infanzia ascoltando le storie di mia nonna e di mia bisnonna, che sembravano sempre sistemare tutto. Mio padre, con pazienza e istruzioni minime, riparava le auto in giardino. Secondo la psicologia, le persone nate negli anni ’60 e ’70 avevano capacità mentali altamente sviluppate, raramente riscontrabili nella generazione attuale. Alcune qualità mentali, del tutto normali e comuni molti anni fa, stanno gradualmente diminuendo nelle generazioni odierne. Sono in corso studi sulle loro capacità mentali.
Questo articolo cerca di spiegare cos’è effettivamente questo potere e perché deve essere riattivato ora.

Una premessa disordinata: non era tutto roseo

Non sto idealizzando gli anni 60 e 70. Quella era un’epoca con problemi concreti, limitazioni e spesso poca tutela psicologica. Però certe routine della vita quotidiana, piccole e ripetute, hanno funzionato come un allenamento mentale costante. Quando la tecnologia non ti dava risposte immediate, imparavi a tollerare l’incertezza. Quando una lavatrice si rompeva, imparavi a smontarla. Nessuna di queste cose fa di una generazione migliore per definizione, ma ha lasciato tracce mentali misurabili.

Le 9 forze mentali che emergono dalla storia

Pazienza

Non la pazienza poetica, ma quella pratica: aspettare una risposta, fare code, tollerare ritardi, completare un lavoro che richiede tempo. Non è solo sopportazione: è la capacità di proiettare la propria energia su risultati che si manifestano lentamente.

Gratificazione ritardata

Non è un comando morale. È la capacità di rinunciare a un piacere immediato per qualcosa di più consistente nel futuro. Chi cresciuto in quegli anni spesso ha sperimentato la soddisfazione del risparmio, del progetto finito, del frutto raccolto dopo una stagione.

Ingegno pratico

Riparare, improvvisare, usare quel che si ha. L’ingegno nasce quando le risorse sono limitate e l’unica alternativa è inventare soluzioni. Oggi la soluzione spesso è comprare online: l’effetto è che l’allenamento dell’inventiva diventa meno frequente.

Resistenza sociale

Intendo la capacità di mantenere relazioni lunghe e dribblare l’ansia sociale temporanea. Le comunità locali, i gruppi di vicinato, le frequentazioni di persona hanno rafforzato la tolleranza ai drammi quotidiani degli altri, quella pazienza che rende possibile il perdono e la negoziazione.

Contenimento emotivo

Non riguarda la repressione ma la regolazione: saper restare calmi in pubblico, scegliere quando esprimere tutta la propria emotività. Non dico che fosse sempre sano, ma era funzionale in contesti dove la parola “sfogo” non era una pratica terapeutica sbandierata.

Ottimismo pratico

Non ottimismo ingenuo, ma un atteggiamento che si basa su esperienza concreta: abbiamo passato crisi economiche, scioperi, periodi senza certezza e siamo ancora qui. Questo tipo di ottimismo è più ancorato ai fatti che a slogan motivazionali.

Fedeltà e coerenza

La parola suona antiquata, ma la sostanza è la capacità di mantenere impegni nel tempo. Relazioni lavorative o personali costruite giorno dopo giorno, spesso senza la continua verifica digitale del valore dell’altro, hanno affinato una soglia di perseveranza relazionale.

Autonomia operativa

Fare da soli, imparare per tentativi, non dipendere sempre da esperti esterni. Un lessico dell’autonomia che oggi si perde, perché molte competenze sono state accentrate in servizi e app che promettono semplicità a scapito dell’apprendimento.

Attenzione prolungata

Non è solo concentrazione: è l’abitudine a seguire un compito lungo, a leggere interi articoli su carta, a costruire modelli mentali senza interruzioni. La frammentazione digitale erode questa capacità.

Quando la scienza indica correnti opposte

Non sono l’unico a notare queste differenze. Studi recenti sul benessere finanziario e sulle competenze pratiche mostrano che le generazioni precedenti spesso riportano maggiore fiducia nelle proprie competenze acquisite per esperienza. Lu Fan, associata presso la University of Georgia, ha osservato come le esperienze di vita incidano sulla capacità di gestione economica e sulla fiducia nelle proprie scelte.

Lu Fan, Associate Professor, University of Georgia: “We focused on the differences in the relationships between financial knowledge, skill, and behavior and financial well-being of these three generations. They have different life goals and priorities at different ages.”

Questa citazione va interpretata: non si tratta di dire che i boomers o i nati negli anni 60 e 70 siano superiori; piuttosto che certe abilità, allenate da un contesto, possono essere meno diffuse quando il contesto muta radicalmente.

Perché queste forze si stanno affievolendo

La tecnologia cambia i percorsi di apprendimento. La sicurezza materiale è aumentata per alcuni, diminuita per altri. Le reti sociali virtuali sostituiscono molte relazioni faccia a faccia. Tutti fattori che riducono le occasioni di esercitare pazienza, autosufficienza e attenzione prolungata. Non è una condanna morale: è un cambio di allenamento.

Perché questa forza mentale non deriva dalla motivazione, ma dalla ripetizione

Un malinteso comune quando si parla dei punti di forza mentali delle persone cresciute negli anni ’60 e ’70 è l’idea che queste competenze siano state loro insegnate consapevolmente. In realtà, la maggior parte di questi punti di forza non è emersa da consigli, manuali di disciplina o schemi motivazionali. Si è sviluppata attraverso la ripetizione. La vita ha ripetutamente messo gli individui in situazioni in cui erano richieste determinate risposte, e nel tempo queste risposte si sono consolidate in abitudini.

C’erano meno scorciatoie. I compiti richiedevano più tempo, i sistemi erano meno indulgenti e l’aiuto esterno era più difficile da ottenere. Quando qualcosa andava storto, la risposta predefinita non era l’ottimizzazione, ma la continuazione. Ci si aggiustava, si aspettava, si improvvisava o si riprovava. Questa esposizione costante creava una familiarità psicologica con lo sforzo e l’incertezza. Il cervello ha imparato, silenziosamente e gradualmente, che il disagio era sopportabile e spesso temporaneo.

La psicologia moderna conferma che la ripetizione, non l’intenzione, è ciò che plasma la maggior parte dei tratti mentali. La pazienza cresce quando l’attesa è inevitabile. L’attenzione si rafforza quando le interruzioni sono limitate. L’autonomia si sviluppa quando la dipendenza non è sempre un’opzione. Queste non sono virtù morali; sono risposte adattive a un ambiente che richiedeva continuità piuttosto che immediatezza.

Oggi, molti ambienti eliminano queste ripetizioni. La comodità riduce lo sforzo. L’automazione elimina l’attrito. Il feedback immediato sostituisce i lunghi cicli di feedback. Se da un lato questo aumenta l’efficienza, dall’altro riduce anche le opportunità necessarie per esercitare la resistenza, la gratificazione differita e la risoluzione dei problemi senza guida. Di conseguenza, questi punti di forza mentali possono sembrare rari non perché le persone siano più deboli, ma perché le condizioni di allenamento sono cambiate.

Questa prospettiva è importante perché riformula il discorso. Se questi punti di forza non fossero il prodotto di un carattere superiore, possono essere reintrodotti senza romanticizzare il passato. Ciò che deve essere ricreato non sono le difficoltà in sé, ma forme controllate di ripetizione: compiti più lunghi, processi più lenti, soccorso esterno limitato. La forza mentale, in questo senso, dipende meno dalla forza di volontà e più dall’esposizione. Quando lo sforzo torna ad essere routine, molte di queste qualità possono tornare silenziosamente.

Cosa si può fare senza diventare nostalgici

Non suggerisco di tornare indietro. Propongo di osservare un fatto pratico: alcune qualità mentali si esercitano. Si possono creare piccoli microrituali che ricreano le condizioni in cui quelle abilità si formano. Non è una terapia, è esercizio. Ma attenzione: non tutte le pratiche tradizionali sono buone. Alcune implicano ingiustizie che non dobbiamo rimpiangere. L’obiettivo è selettivo: recuperare tecniche che aumentano autonomia, tempo di attenzione e tolleranza all’incertezza, senza riprodurre vecchie diseguaglianze.

Riflessione aperta

Non esiste un’ultima parola. Alcune forze mentali potrebbero riemergere spontaneamente in contesti futuri, altre potrebbero trasformarsi in nuove competenze che ancora non abbiamo etichettato. La cosa che penso davvero è questa: la vita contemporanea ci offre vantaggi reali. Sarebbe stupido rifiutarli. Però sarebbe sciocco anche lasciare che delle abilità utili si perdano per inerzia tecnologica.

Tabella riassuntiva

Forza mentaleChe cos’èPerché conta oggi
PazienzaAttendere risultati a lungo termineRiduce impulsi dannosi, migliora decisioni
Gratificazione ritardataScegliere benefici futuriFavorisce risparmio, progetti complessi
Ingegno praticoRiparare e inventare soluzioniRende indipendenti e creativi
Resistenza socialeSostenere relazioni lungheSupporto sociale e stabilità
Contenimento emotivoRegolare e modulare le emozioniFunziona nelle interazioni complesse
Ottimismo praticoSperanza fondata sull’esperienzaIncoraggia la perseveranza
FedeltàMantenere impegniCostruisce fiducia nel tempo
Autonomia operativaRisolvere problemi senza dipendereRiduce vulnerabilità pratica
Attenzione prolungataSeguito concentrato di compitiFavorisce profondità cognitiva

FAQ

Domanda: Queste forze mentali sono misurate dalla ricerca scientifica?

Risposta: Esistono studi che misurano componenti correlate come resilienza, locus of control e tolleranza alla frustrazione. La letteratura è ampia e spesso si concentra su singoli aspetti piuttosto che su una lista complessiva di nove punti. La narrativa popolare tende a sintetizzare osservazioni etnografiche e dati empirici per creare elenchi chiari, ma la ricerca accademica lavora con variabili più specifiche e metodologie differenti.

Domanda: Significa che le generazioni più giovani sono meno capaci?

Risposta: No. Le generazioni hanno profili diversi. I giovani di oggi mostrano punti di forza che molte persone nate prima non avevano: familiarità con strumenti digitali, agilità nel cambiare lavori e velocità di apprendimento in contesti complessi. La questione non è peggioramento universale, ma cambiamento nei tipi di competenze prevalenti.

Domanda: Posso imparare queste forze se non le ho sviluppate da bambino?

Risposta: Sì. Molte di queste abilità sono allenabili. Occorre però riconoscere che si tratta di esercizio prolungato e scelte ambientali deliberate. Non esistono scorciatoie magiche; alcune strategie pratiche funzionano per ricreare condizioni di apprendimento simili a quelle che hanno creato queste competenze in passato.

Domanda: La tecnologia è il nemico principale di queste abilità?

Risposta: Non esattamente. La tecnologia modifica le opportunità e i costi dell’attenzione e dell’autonomia. Può essere sia un ostacolo sia uno strumento per ricostruire certe capacità, a seconda di come viene usata. Il punto è riconoscere il cambiamento e agire consapevolmente, piuttosto che aspettare che il tempo riporti le cose come erano.

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