Negli anni Settanta la noia non era un difetto dell esistenza. Era un terreno di coltura. La noia faceva parte della vita quotidiana e, sorprendentemente, insegnava. Oggi, quando l attenzione è costantemente catturata da luci e feed, rischiamo di aver perso alcune lezioni pratiche e sottili che quella generazione imparò senza tutorial. In questo pezzo provo a spiegare quali lezioni pratiche e abitudini mentali vennero sostituite dagli schermi e perché alcune di quelle assenze ci pesano ancora, soprattutto in cucina e nella gestione del tempo domestico.
Il valore della noia come laboratorio domestico
Chi è nato e cresciuto negli anni Settanta ha imparato a riempire i vuoti con piccoli esperimenti: una torta fatta per curiosità un pomeriggio, una riparazione improvvisata, un dialogo lungo con una persona che non aveva ancora l immediato bisogno di essere intrattenuta. Queste attività non servivano solo a passare il tempo. Addestravano il cervello a tollerare l attesa, a tollerare la frustrazione, a sviluppare soluzioni basate sul poco disponibile. Quando la lavastoviglie si rompeva si apriva il manuale, si chiamava un parente, si provava un rimedio casalingo. Oggi molti aprirebbero un video senza nemmeno toccare le viti.
Pratiche che nascono dal vuoto
La noia genera piccoli progetti. Un vasetto di conserva trasformato in porta utensili. Una ricetta sbagliata che diventa un nuovo modo di condire le verdure. Nel tempo questi tentativi diventano competenze pratiche che formano l identità domestica di una persona. La generazione degli anni Settanta non aveva sempre accesso a esperti, ma aveva tempo sufficiente per sbagliare e riprovare. Quel tempo era un maestro. Gli schermi invece spesso offrono la soluzione immediata senza lasciare spazio all errore utile.
Concentrazione profonda e noia: due alleate misconosciute
Restare in uno stato di apparente inattività permette alla mente di vagare e creare connessioni inaspettate. Non è un trucco new age. Studi recenti hanno dimostrato che periodi di noia possono stimolare la creatività, ma la relazione non è banale. La noia combinata a una condizione di sottoutilizzo cognitivo spesso spinge a esplorare soluzioni nuove, mentre la noia unita a sovraccarico mentale produce irritazione e fuga verso stimoli banali. La lezione pratica della generazione degli anni Settanta era capire quale tipo di noia stava vivendo e come trasformarla in un progetto, non in uno scroll.
Our brains crave stimulation and when things become too routine or irrelevant to our goals boredom steps in as a signal that it is time to shift gears even if that shift is unpleasant.
Dr. Heather Lench Professor of psychological and brain sciences Texas A amp M University.
Questa citazione scientifica mette a fuoco un punto spesso sottovalutato: la noia è un segnale adattivo. Ignorarla non la fa sparire. La generazione degli anni Settanta spesso l ascoltava e rispondeva con azione concreta, non con distrazione digitale.
Abilità domestiche riacquisite con lentezza
Un altro aspetto poco raccontato è come la noia abbia favorito una manualità quotidiana che oggi è stata in parte sostituita da tutorial istantanei. Fare una marmellata richiedeva attenzione per ore. Si imparava a osservare consistenze, odori, tempi. Erano conoscenze sensoriali che non si apprendono guardando un video in doppia velocità. Questa esperienza sensoriale resta difficile da replicare quando la nostra relazione con il cibo è mediata dallo schermo e dai click.
Perché questa differenza conta
Perché la competenza pratica non è solo abilità tecnica. È fiducia. Sapere che puoi trasformare due ingredienti in qualcosa di buono senza consultare una app crea resilienza domestica. La generazione degli anni Settanta spesso aveva questa fiducia e la esercitava quando non c era fretta. Oggi si preferisce la soluzione perfetta subito e il risultato è che molte persone non accumulano quella coscienza tattile che salva un pranzo quando qualcosa va storto.
La pazienza che pochi insegnano ancora
Ritengo che la pazienza insegnata dalla noia sia una delle perdite più sottovalutate. Non parlo della pazienza retorica. Parlo della calma che permette di lasciare fermentare un impasto, di andare a letto sapendo che il giorno dopo si avrà qualcosa che vale l attesa. Gli schermi hanno trasformato l attesa in ansia performativa. Se non vedi subito il risultato pensi di aver fallito. Parlare di questo come fosse solo nostalgia sarebbe superficiale. È un cambiamento nel ritmo della vita quotidiana con conseguenze reali sulle scelte e le relazioni.
Sostituire senza recuperare
Non sto dicendo che gli schermi siano intrinsecamente cattivi. Offrono connessioni, conoscenze e opportunità impensabili fino a poche decadi fa. Il problema è l illusione che possano sostituire il tempo necessario per imparare e per creare. La generazione degli anni Settanta aveva meno opzioni e questo costringeva a invenzione. Noi abbiamo troppe opzioni e questo può deformare la pratica quotidiana, trasformando il tempo libero in consumo passivo piuttosto che in costruzione attiva.
Un appello pratico
Non dico di eliminare gli schermi. Dico di riconoscere che in molti contesti gli schermi sono una scorciatoia che rimuove l esercizio. Scegliere ogni tanto la versione lenta di una ricetta. Lasciare un pomeriggio senza notifiche anche se non si ha niente di specifico da fare. Permettersi di sbagliare fuori dalla videocamera. Sono scelte che suonano banali ma che cambiano la sensibilità del quotidiano.
Conclusione provvisoria
La generazione degli anni Settanta ha imparato dalla noia pratiche che gli schermi hanno in parte sostituito. Non tutto è perduto. Alcune abitudini resistono e altre possono essere recuperate intenzionalmente. La domanda che pongo non è romantica. È concreta. Che cosa vogliamo salvare della lentezza del passato e come la incorporiamo nelle nostre vite iperconnesse? Io penso che valga la pena provare. Sbagliando, aspettando, riorganizzando una dispensa senza guardare un tutorial. A volte tornare a fare le cose senza fretta rivela competenze che non sapevamo di avere.
| Lezione | Come si manifestava negli anni Settanta | Come l hanno sostituita gli schermi |
|---|---|---|
| Tempo di sperimentazione | Tentativi lunghi e ripetuti in cucina e fai da te | Tutorial rapidi e soluzioni pronte |
| Resilienza pratica | Riparare con risorse limitate | Chiedere aiuto online e comprare soluzioni |
| Tolleranza all attesa | Fermentazione lenta e progetti a lunga durata | Immediatezza e gratificazione istantanea |
| Apprendimento sensoriale | Imparare dagli odori e dalle consistenze | Apprendimento visivo mediato dallo schermo |
FAQ
Perché la noia era tanto utile negli anni Settanta?
Perché costringeva a riempire il tempo con attività concrete e spesso ripetitive che permettevano di mettere alla prova idee e abilità. Non esisteva una soluzione immediata per ogni problema e questo favoriva l atteggiamento sperimentale. La noia diventava un invito a creare o a migliorare competenze manuali e relazionali.
Gli schermi hanno annullato completamente quelle abilità?
No. Hanno cambiato il contesto in cui si apprendono. Alcune abilità sono state perse o si sono rarificate ma molte possono essere riacquisite. Il problema non è tecnico ma culturale. Quando il modello prevalente è la ricerca della soluzione più rapida, si perde la pazienza necessaria per accumulare esperienza mediante errori.
Come si può recuperare quel modo di pensare senza rinunciare alla tecnologia?
Si possono creare spazi e tempi in cui la tecnologia è ridotta e l attenzione è posta sull azione manuale. Scegliere la versione lenta di un compito domestico per riportare la sensibilità sensoriale. Favorire attività dove l errore è tollerato. È una questione di pratiche quotidiane più che di ideologia tecnologica.
Perché questa discussione è rilevante per la cucina e il benessere domestico?
Perché molte competenze che migliorano la qualità del cibo e della vita casalinga nascono dall esperienza pratica non mediata. Saper quando un impasto è pronto o quanto salare una zuppa sono giudizi che si affinano con tentativi e tempo. Gli schermi possono mostrare la tecnica ma non insegnano sempre la sensorialità che rende la cucina resiliente e creativa.
C è una prova scientifica che la noia favorisca la creatività?
La letteratura mostra risultati misti. Alcuni studi suggeriscono che la noia può favorire la creatività in contesti di sottoutilizzo cognitivo mentre in altri casi la noia riduce la motivazione. La relazione dipende dal contesto e dal tipo di noia. Non è una legge universale ma una dinamica complessa che merita attenzione pratica e non solo teorica.