Perché continuiamo a spiegare in eccesso quello che abbiamo già detto o deciso? Perché dopo un breve frase esplicativa senti il bisogno di aggiungere dettagli fino a prosciugare l’attenzione degli altri e la tua stessa energia? In questo articolo provo a guardare oltre le risposte ovvie e a offrire un ragionamento che è allo stesso tempo pratico e scomodo.
Non è solo insicurezza
Quando parlo con persone che si riconoscono nel comportamento di dover sempre giustificare ogni scelta mi rendo conto che etichettare tutto come semplice insicurezza è comodo ma poco utile. L ansia c entra di sicuro però non spiega tutto. Ci sono situazioni in cui la persona ha successo definito eppure continua a confezionare spiegazioni extra come se fosse un rituale necessario. Ho visto manager brillanti, genitori risoluti, amici che non si contraddicono mai che finiscono per strozzare il proprio messaggio con un surplus di parole.
Una memoria sociale che fa le pulci
Il cervello umano tiene traccia di come siamo stati giudicati in passato. Se in una relazione o in un lavoro qualcuno ti ha sminuito o messo in discussione, il centro che valuta la minaccia sociale rimane sensibile. Anche quando il pericolo non c è, il cervello continua a preparare un arsenale di spiegazioni per evitare una possibile censura. Questo spiega perché talvolta l eccesso di chiarezza non serve a chiarire ma a proteggere.
Il cortocircuito tra responsabilita e prova
Spiegare significa anche offrire una prova. Quando sentiamo di doverci rendere conto in modo esauriente, la spiegazione diventa una prova di buona intenzione o di competenza. Il problema è che provare troppo diventa un boomerang: più ti affanni a provare la tua innocenza o competenza più suggerisci che potrebbe esserci qualcosa da investigare.
“Self awareness is a leadership asset but over sharing internal uncertainty can diminish perceived competence.” Dr. Tasha Eurich Organizational Psychologist and Author University of California Riverside.
Metto questa citazione perché qui c è una contraddizione pratica. Essere consapevoli di se stessi dovrebbe accrescere la credibilita. Invece la chiarezza e la consapevolezza usate come pretesto di esposizione continua rischiano di segnare la fragilita invece della forza.
Quando il dettaglio sostituisce la decisione
Un effetto meno esplorato è che l abitudine a spiegare troppo trasforma il processo decisionale. Invece di scegliere e agire, si predispone un documento mentale dove ogni possibile obiezione viene trattata prima di emergere. Questo frena il tempo delle scelte e aumenta la fatica cognitiva. È come creare un tribunale interno che rivede le tue mosse all infinito.
Non tutte le spiegazioni sono uguali
È importante separare la buona spiegazione dalla sovraesposizione. Spiegare per chiarezza o per responsabilità è diverso da spiegarci per evitare una sensazione sgradevole. Questa distinzione cambia tutto: la prima costruisce relazione e fiducia, la seconda genera dipendenza affettiva dalle risposte altrui.
Segnali che stai scivolando nella sovraesposizione
Ti accorgi che qualcosa non va quando le tue spiegazioni cominciano con scuse preventive o con frasi che smorzano la tua emozione. Quando una semplice affermazione si trasforma in un racconto che occupa lo spazio altrui. Quando noti che dopo aver parlato gli altri si allontanano lentamente. Puoi ignorare questi segnali ma a lungo andare ti costeranno relazioni e autorevolezza.
Perché il mondo spesso ci induce a parlare troppo
Viviamo in ambienti che richiedono trasparenza continua e allo stesso tempo puniscono l imperfezione. In famiglie dove le emozioni venivano soppresse oppure in ambienti di lavoro dove le idee venivano sistematicamente demolite, la spiegazione diventa un dispositivo di sopravvivenza. Questo non è una condanna ma una strategia adattiva che ha perso utilita con il tempo. Restituirle una funzione richiede consapevolezza e pratica.
Non è un difetto da correggere a forza
Personalmente penso che domandarsi continuamente come smettere di spiegare sia una trappola. La domanda utile è: quando la mia spiegazione aiuta davvero e quando mi serve per non sentire il vuoto? Voglio che tu lo consideri come un criterio attivo non come una lista di regole da applicare meccanicamente.
Alcune tecniche che funzionano senza diventare formule
Non elenco esercizi come in una brochure. Ti dico cosa osservare. Prima di aggiungere un altro dettaglio chiediti se stai costruendo chiarezza per l ascoltatore o se stai costruendo sicurezza per te. Se è per l ascoltatore, fermati un istante e ascolta la reazione. Se è per te, prova a scriverlo su un foglio e vedere se dopo cinque minuti ti serve ancora.
Una pratica semplice ma potente
Prova a pronunciare la tua idea e poi rimani in silenzio. Lascia che la frase esista da sola. Se qualcuno chiede chiarimenti, allora rispondi. Questo non è un trucco per smettere di essere umano. È una pratica che restituisce valore a quello che dici e ti protegge dall abitudine di svuotare la tua parola con troppi aggettivi e prefazioni.
Conclusione ambivalente
Non voglio chiudere con una soluzione definitiva perché certe abitudini nascono da storie complesse e non si sciolgono con ricette rapide. Però credo che riconoscere la funzione nascosta delle spiegazioni sia il primo passo. Una volta che capisci che spiegare troppo è spesso una forma di autotutela puoi iniziare a scegliere con più libertà. Non è facile. Non è immediato. Ma vale la pena provare.
Sintesi delle idee chiave
| Problema | Perche succede | Cosa osservare |
|---|---|---|
| Spiegazioni eccessive | Memoria sociale di giudizio e bisogno di prova | Silenzio dopo l enunciato per valutare la reazione |
| Trasformazione delle scelte | Tribunale interno che anticipa obiezioni | Riduzione della velocita decisionale e fatica mentale |
| Difetto apparente | Strategia adattiva ereditata da contesti invalidanti | Presenza di frasi attenuanti o scuse preventive |
| Intervento utile | Distinguere chiarezza da bisogno di rassicurazione | Pratica del lasciare la frase a se stessa e attendere |
FAQ
Perche mi sembra di dover sempre giustificare le mie emozioni?
Spesso la giustificazione delle emozioni nasce da schemi relazionali appresi. Se in passato hai sperimentato invalidazione emotiva il tuo meccanismo di difesa ti prepara a spiegare per evitare nuove ferite. È una risposta che ha senso nella storia personale di molti. Non eguaglia una condanna. Capirne la fonte rende possibile scegliere come rispondere adesso.
Come posso capire se la mia spiegazione aiuta gli altri o serve solo a calmarmi?
Chiediti se il tuo interlocutore ti ha chiesto il dettaglio. Se la risposta e no prova a fermarti e vedere cosa succede. Osserva il linguaggio non verbale dell altro. Se restano attenti la tua spiegazione sta probabilmente aggiungendo valore. Se mostra segni di noia o allontanamento allora è probabile che tu stia parlando piu per te che per loro.
La tendenza a spiegare troppo puo essere collegata a eventi traumatici?
Sì in molti casi la sovraesposizione e connessa a esperienze di trauma o invalidazione precoce. Tuttavia non tutto e trauma e non tutto deriva da eventi clamorosi. A volte si radica in ripetuti episodi di non ascolto. Il punto che conta e riconoscere la funzione protettiva della spiegazione per poterla trasformare.
Cambiare questo comportamento richiede terapia?
Non sempre. Per alcune persone basta l esercizio consapevole e un cambiamento graduale nelle abitudini comunicative. Per altre, specialmente chi ha storie complesse di relazioni invalidanti, il supporto professionale puo offrire strumenti piu profondi. Non e una regola universale ma una valutazione personale.
Come faccio a non sentirmi scoperto quando smetto di spiegare?
La sensazione di essere scoperti e normale. Puoi ridurla praticando piccole esposizioni controllate e annotando gli esiti. Vedere che spesso non accade nulla di terribile quando non si aggiunge una spiegazione puo aiutare a ricalibrare il nervo della vigilanza. E soprattutto ricordare che il valore della tua parola non dipende dalla lunghezza della tua giustificazione.