Molti hanno notato un fenomeno semplice e inquietante: chi ha avuto l’infanzia negli anni 60 e 70 sembra possedere una capacità di concentrazione che oggi appare rara. Non è solo nostalgia. La psicologia ci dà elementi concreti per spiegare questo vantaggio generazionale, e non tutti sono confortanti per chi pensa che la tecnologia abbia soltanto migliorato le nostre vite.
Una differenza sottile ma profonda
Non parlo di un talento magico ereditato geneticamente. Parlo di esperienze di vita che modellano abitudini cognitive e strategie di attenzione. Crescere senza notifiche, senza sovrabbondanza di stimoli, senza lidea che ogni minuto debba essere riempito con qualcosa, ha lasciato tracce silenziose nel modo in cui molte persone nate tra gli anni 40 e 60 gestiscono il loro tempo mentale. Queste tracce non si vedono nelle statistiche su smartphone ma si percepiscono nei pomeriggi di lavoro prolungato, nelle letture consecutive, nella capacità di rimandare soddisfazioni immediate.
La pratica quotidiana dellinterruzione minima
Negli anni 60 e 70 la giornata era organizzata in slot più ampi e meno spezzettati. Le attività non erano progettate per competere con notifiche insistenti. Questo non significa che non esistessero distrazioni ma che la struttura sociale e professionale tendeva a preservare tempi lunghi di lavoro focalizzato. Quel vantaggio non è ereditato per decreto ma acquisito: ripetere per anni un modello di lavoro scarso di interruzioni crea una sorta di muscolo attentivo. Chi lo ha allenato da giovane può richiamarlo più agevolmente anche ora.
Fattori psicologici che contano
Tre fattori emergono con chiarezza quando si prova a spiegare il fenomeno: esposizione limitata agli stimoli, responsabilità autonoma precoce e norme sociali diverse sul valore dellattesa. Linsieme produce una propensione a tollerare frustrazione breve e a investire tempo su compiti a basso rendimento immediato ma alto rendimento futuro.
Esposizione limitata agli stimoli
La mente si modella su quel che vede e su come viene chiamata a operare. Bambini e adolescenti degli anni 60 e 70 imparavano a intrattenersi con meno input e a cercare valore in attività che richiedevano tempo. Lassenza di gratificazione istantanea non era un limite tecnologico da superare ma una condizione normale che favoriva la costruzione di abitudini di lunga durata.
Responsabilità autonoma precoce
Spesso, quei ragazzi avevano compiti affidati senza supervisione continua. Il prendersi cura di una mansione senza controllo serrato educava alla pianificazione, allautoregolazione e alla capacità di sostenere la noia. Sono tutte abilità che facilitano la deep focus, la capacità di restare concentrati su un unico oggetto mentale per un tempo significativo.
Non è una predestinazione ma un vantaggio allenato
Vorrei essere chiaro. Non sto dicendo che tutti i nati in quegli anni siano automaticamente migliori a concentrarsi. Dico che in media hanno avuto condizioni di sviluppo che rendevano più probabile lallenamento di certi meccanismi attentivi. Qualcuno le ha sfruttate. Altri no. E soprattutto: lallenamento può essere recuperato. Talvolta la differenza sta nella pazienza di iniziare un esercizio mentale che richiede noia e tempo.
Amishi Jha professoressa di psicologia allUniversity of Miami dice che la nostra attenzione funziona come una unica lampada e che la pratica deliberata può rinforzare la sua intensità e durata.
Questa osservazione è cruciale. Non è fatalismo. È un invito ad accettare che lorganismo cognitivo si adatta alle condizioni ambientali e che lallenamento conta davvero.
Perché le spiegazioni semplici non bastano
È tentante mettere tutto sul conto della tecnologia. Non è sbagliato ma è riduttivo. Esistono oggi studi che mostrano la riduzione della media del tempo di attenzione in contesti urbani digitalizzati. Esistono anche differenze culturali e di classe che interagiscono con lepronta generazionale. Non tutti i bambini degli anni 60 e 70 hanno sperimentato le stesse condizioni. Allo stesso modo non tutte le nuove generazioni sono condannate alla superficialità. La verità è che convivono molte forze.
Un esempio pratico che non si racconta quasi mai
La maggior parte dei genitori degli anni 60 e 70 delegava ai figli la negoziazione del tempo libero. Quelle negoziazioni erano rituali lunghi. Si trattava di imparare a rimandare una partita per finire una commissione o di imparare a leggere per il piacere di finire un libro. Oggi le negoziazioni sono mediamente più brevi e mediate da device che restituiscono gratificazioni immediate. Questo cambia la traiettoria dellapprendimento attentivo. Non è misterioso. È pratico: se ogni azione premia subito il cervello, impari a non cercare più ricompense lontane.
Qualche osservazione personale
Ho parlato con persone nate tra il 1950 e il 1965 e la cosa che ritorna è una certa noia ben portata. La noia non era un problema da eliminare. Era un terreno di allenamento. Le parole che mi hanno colpito non erano tecniche ma concrete: andare al mercato la mattina presto e stare ore su un compito senza che qualcuno ti ricordasse di farlo. Non suona eroico. Suona come una routine che oggi fatichiamo a riprodurre.
Non voglio romanticizzare né rimproverare le nuove generazioni. Credo però che ci sia un errore di prospettiva comune: interpretare la perdita di focus solo come mancanza di disciplina individuale. È anche e soprattutto una questione di ambiente che abbiamo creato e che possiamo rimediare se ci interessa.
Come pensare al futuro con spirito critico
La domanda giusta non è tornare agli anni 70. Nessuno vuole questo. La domanda è prendere ciò che funzionava allora e adattarlo adesso. Spazi senza notifiche. Compiti che durano ore. Routine che rispettano i ritmi individuali. Non sono ricette ma suggerimenti di contesto. Se vogliamo recuperare deep focus dobbiamo ripensare le strutture sociali che oggi ci spingono allinterruzione continua.
Conclusione aperta
Chi è cresciuto negli anni 60 e 70 spesso mostra una facilità a concentrarsi che sembra un lusso oggi. È un lusso. Ma è anche un abito mentale che si può ri-fare con pazienza e intenzione. Non offro soluzioni pronte. Offro una diversa mappa interpretativa: non si tratta soltanto di volontà personale ma di contesto coltivato per anni. E chiunque desideri imparare può provare a modificare quel contesto.
Tabella riassuntiva
| Chi | Fattore | Perché conta |
|---|---|---|
| Persone cresciute anni 60 70 | Esposizione limitata a stimoli | Favorisce lallenamento di attenzione prolungata |
| Persone cresciute anni 60 70 | Responsabilita autonoma precoce | Sviluppa autoregolazione e tolleranza alla noia |
| Contesto attuale | Notifiche e frammentazione | Riduce le occasioni di lavoro ininterrotto |
| Conclusione | Vantaggio allenato e recuperabile | Lallenamento cognitivo e il design ambientale contano |
FAQ
Perché chi è cresciuto negli anni 60 e 70 sembra più bravo a concentrarsi?
Perché molte esperienze formative di quel periodo favorivano tempi di attenzione lunghi. Meno stimoli continui e più responsabilita autonoma hanno facilitato lallenamento di meccanismi di autoregolazione e pianificazione. Non è una regola assoluta ma una tendenza osservabile in molte storie di vita.
Questo significa che le generazioni piu giovani non possono mai raggiungere la stessa profondita di concentrazione?
Assolutamente no. Le capacita attentive sono plastiche e sensibili al contesto. La differenza sta spesso nelle opportunita di allenamento. Con scelte ambientali deliberate chiunque puo costruire abitudini che favoriscono focus prolungato. Serve tempo e coerenza non una qualita innata riservata a pochi.
Che ruolo gioca la tecnologia in questa divergenza generazionale?
La tecnologia cambia la frequenza e la natura delle gratificazioni. Quando le ricompense sono immediate la mente tende a preferirle e a rinunciare piu facilmente alla pazienza necessaria per compiti lunghi. Tuttavia la tecnologia non e solo causa negativa. Può anche essere usata per creare blocchi di tempo protetto e strumenti che supportano la pianificazione del lavoro profondo.
Quali sono gli errori comuni quando si confrontano generazioni sulla concentrazione?
Ridurre il confronto a una questione di forza di volonta e ignorare il ruolo del contesto e delle strutture sociali e un errore. Un altro errore e idealizzare un passato che non era privo di limiti. La lettura utile riconosce vantaggi acquisiti nel tempo e limita sia la nostalgia che il bias di condanna verso le nuove generazioni.
Ci sono studi recenti che confermano la diminuzione della capacita di attenzione media?
Sì. Ricerche pubblicate e articoli divulgativi mostrano una riduzione della durata media di attenzione in contesti quotidiani specie negli ultimi venti anni. Questo dato non descrive una perdita biologica definitiva ma una mutazione delle abitudini di attenzione indotta dallambiente e dalle pratiche mediali.
Che cosa rimane in sospeso dopo questa analisi?
Resta aperta la mappa dettagliata di come interagiscono classe sociale cultura e tecnologia nel plasmare lattentione. Non esiste ununica traiettoria. Comprendere queste interazioni richiede studi longitudinali e attenzione ai dettagli della vita quotidiana che spesso sfuggono alle statistiche aggregate.
Se ti interessa approfondire con fonti e ricerche ti suggerisco di partire da articoli recenti di divulgazione scientifica che incarnano interviste a ricercatori e riassunti di studi longitudinali.